Invito alla lettura di Simone Weil
Posted Gennaio 10, 2009 by ussaroCategories: Senza Categoria, talenti
Forse avete già letto qualcosa di Simone Weil. Se non l’avete fatto, ve ne consiglio la lettura. Adelphi offre un catalogo completo delle sue opere, che in rapporto alla sua breve vita sono un vero e proprio prodigio del suo genio. A me piace soprattutto ricordare “La Grecia e le intuizioni precristiane” e “L’amore di Dio”con un’introduzione di Augusto del Noce su “S. Weil testimone del nostro tempo”.
Se penso alle tante “femmes savantes”del nostro tempo, non posso fare a meno di notare la differente statura intellettuale e culturale di questa giovane donna, febbricitante di passione per la mistica e per le fonti della civiltà occidentale, scomparsa prematuramente, ma stella splendente per l’eternità, nel cielo dei talenti di primaria grandezza.
Nelle sue “Lezioni di filosofia”, che sto leggendo, ci sono indicazioni succinte, ma acute, sui concetti fondamentali e sulle conquiste del pensiero da parte dei grandi pensatori dell’umanità ascritti all’ Occidente.
Molto perspicue le considerazioni sulla conoscenza di sé, attorno a cui, fin dai tempi di Socrate, ognuno di noi s’interroga.
E’ semplicemente strabiliante come quest’autrice riesca cogliere l’essenza delle cose, attraverso una logica stringente ed una profonda analisi dell’anima del mondo, con un excursus affascinante e coinvolgente.
Buona lettura a chi voglia approfondire la sua scienza.
Forse avete già letto qualcosa di Simone Weil. Se non l’avete fatto, ve ne consiglio la lettura. Adelphi offre un catalogo completo delle sue opere, che in rapporto alla sua breve vita sono un vero e proprio prodigio del suo genio. A me piace soprattutto ricordare “La Grecia e le intuizioni precristiane” e “L’amore di Dio”con un’introduzione di Augusto del Noce su “S. Weil testimone del nostro tempo”.
Se penso alle tante “femmes savantes”del nostro tempo, non posso fare a meno di notare la differente statura intellettuale e culturale di questa giovane donna, febbricitante di passione per la mistica e per le fonti della civiltà occidentale, scomparsa prematuramente, ma stella splendente per l’eternità, nel cielo dei talenti di primaria grandezza.
Nelle sue “Lezioni di filosofia”, che sto leggendo, ci sono indicazioni succinte, ma acute, sui concetti fondamentali e sulle conquiste del pensiero da parte dei grandi pensatori dell’umanità ascritti all’ Occidente.
Molto perspicue le considerazioni sulla conoscenza di sé, attorno a cui, fin dai tempi di Socrate, ognuno di noi s’interroga.
E’ semplicemente strabiliante come quest’autrice riesca cogliere l’essenza delle cose, attraverso una logica stringente ed una profonda analisi dell’anima del mondo, con un excursus affascinante e coinvolgente.
Buona lettura a chi voglia approfondire la sua scienza.
La guerra del Capodanno
Posted Gennaio 2, 2009 by ussaroCategories: decadenza
All’indomani del capodanno, è facile constatare come si sia allineati alla tradizione italica in quanto a numero di virttime dei botti: quattrocento feriti ed un morto sono il risultato della guerra di fine anno.
Esse si accompagnano alle ottomila degl’incidenti stradali nell’ultimo decennio, cui si aggiungono quelle della droga e della lotta di mafia.
L’alba del 2009, al di là degli auspici verbali che ciascuno di noi non rinuncia a formulare, non è fausta per nulla.
I superstiti delle classi medio-piccole ormai annaspano.
Dopo la tassazione predatrice è giunta una crisi economica epocale, alla quale la politica, senza distinzione tra destra e sinistra, imprigionata dalla burocrazia e dal sistema bancario, non sa dare risposte adeguate, con tutto il rispetto per i provvedimenti minimi adottati a favore dei ceti più deboli, grottescamente invitando a consumare, magari indebitandosi…
L’esortazione ha avuto successo. Infatti le somme spese per cenoni e festeggiamenti hanno superato quelle dell’anno decorso, ma purtroppo anche questo fatto non è che un segnale di disagio.
Ormai una società come la nostra, priva di punti di riferimento, non trova altro modo di reagire che rifugiandosi nel più bieco materialismo egocentrico.
Le parole di Benedetto XVI hanno il suono della verità, per credenti e no, laddove denunciano i disastri di una globalizzazione che dimentica l’ etica.
Al di là di alcune manifestazioni di solidarietà sociale, di rispetto dell’altro e di onestà individuale, il panorama generale è desolante.
Schiavi di bande di grassatori, impadronitesi della pubblica amministrazione, che gestiscono la burocrazia come un affare personale, ai cittadini è data soltanto la possibilità di esercitare la furbizia come sistema di vita, a danno dei pochi esemplari di gente onesta e di una corretta relazione tra istituzioni e soggetti privati, in un crescente degrado e disfacimento dello Stato e della massima noncuranza per l’interesse generale.
Basta guardarsi attorno per vedere come il mancato rispetto delle regole in ogni campo, il malcostume pervadente, sia divenuta l’unica norma da seguireLa lettura di “Cabaret Voltaire” di Pietrangelo Buttafuoco, pur con tutte le riserve in materia di salvaguardia delle libertà individuali e collettive, è un’utilissima disamina della desertificazione dell’Occidente e dell’Italia in particolare.
La perdita del Sacro coincide con la distruzione delle radici e delle idee, del patrimonio culturale e dell’identità spirituale del vecchio continente, che da decenni non ha più un’anima.
Ora, in un mondo di cartapesta come questo non sono certamente i consumi a risollevare una comunità.
Ci vuole molto di più per una vera rinascita.

Un sardo emerito
Posted Ottobre 31, 2008 by ussaroCategories: personaggi
Non solo Presidente emerito della Repubblica, ma emerito sardo, il senatore a vita Francesco Cossiga, in un'illuminante intervista concessa al gruppo QN, Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino, rispondendo alle domande di un illustre commentatore come Franco Cangini, ha tracciato un quadro del nostro paese e di quanto accade in questi giorni, senza reticenze o pregiudizi, senza titubanze o ipocrisie, ma semplicemente con chiarezza estrema ed acume brillante, da sardo colto, dotato di senso dello Stato, esperto della macchina politica, parlamentare e burocratica dell'Italia, esponendo valutazioni molto attente alla realtà sociale ed ai gravi rischi, che la nostra fragile comunità nazionale corre per il riaccendersi di polemiche ideologiche, le quali non aiutano certamente ad affrontare la grave crisi del momento, alla quale occorrebbe rispondere con spirito di concordia e volontà di riforme.
Cossiga è un sardo autentico, individualista, con lo spirito rivolto al futuro, ma ricco del patrimonio ideale della tradizione della propria terra. Non è amante dei compromessi, è un anarchico celestiale, che crede nel cattolicesimo, nella religione della libertà e nella lealtà come regola di vita.
Ricordo ancora come celebrasse, qualche tempo addietro, la sua amicizia con Mesina e ne ricordasse il gesto d'amicizia nel porgergli il coltello dalla parte del manico, in segno di fiducia e stima, da uomo che aveva ampiamente saldato il proprio debito con la giustizia con grande dignità.
Chi l'avrebbe fatto tra i potenti, chi l'avrebbe sottolineato con parole dense di commozione di orgoglio?
Alcuni giorni fa, nel proclamare la sua solidarietà a Del Turco, non mancò di aggiungere che sarebbe andato a trovarlo in carcere, da amico, se l'avessero condannato quale responsabile dei fatti oggetto di accuse infamanti, peraltro ancora tutte da provare.
L'amicizia, la generosità, il senso di giustizia, la volontà di stare dalla parte del più debole, il rispetto della verità e della parola data, il coraggio morale.
Queste doti, che una volta caratterizzavano il sardo e che oggi, purtroppo, vanno diluendosi nella modernità ingannatrice della globalizzazione e del consumismo, sono la cifra più pregiata per Francesco Cossiga, il quale non cessa di farne uso e di distribuirla con aristocratica dovizia e senso dell'umorismo, con spiccata ironia ed orgoglio d'isolano antico.
Lunga vita al Presidente, che migliora ogni anno di più nelle sue qualità di uomo esemplare per i galantuomini ed i cittadini amanti del proprio paese e preoccupati del suo destino.
Annie e la società miserabile
Posted Settembre 23, 2008 by ussaroCategories: male
Tags: alzheimer, Annie Girardot, dignità, essere umano, pena, spettacolo
Abbiamo visto le terribili immagini di Annie Girardot, impietosamente girate col consenso della figlia per testimoniare la grave malattia da cui è afflitta.

L’alzheimer, si sa, è devastante al pari di un cancro, ma non consente, a differenza del secondo, che labilissime speranze legate al lento progredire della scienza medica e ci lascia disarmati di fronte all’avanzare ineluttabile del male.
Come si possa diffondere un filmato così impietoso, lo sa solo chi non conosce altri dei che la pubblicità ed il denaro da guadagnare a qualsiasi costo.
Ma un effetto, diciamo così, positivo, il video mandato in onda in questi giorni in tutto il mondo lo ha avuto: nessuno di noi può evitare di prendere atto della fragilità della vita e del cataclisma causato dallo sconvolgimento delle cellule cerebrali nella coscienza di chi si trova vicino al malato: parenti, amici, e, in questo caso, ammiratori e pubblico.
La povera Girardot, che non era bellissima, ma aveva uno spirito spumeggiante, occhi lampeggianti ed espressivi, una sensibilità acuta ed un patrimonio di emozioni e sentimenti da trasmettere con la sua arte, è ridotta ad uno stato larvale, vegetativo ed inconsapevole. Sembra un animaletto addestrato, che esegue i movimenti tramite impulsi elettrici ed è barbaramente costretta a recitare con l’imput di un’auricolare, che le suggerisce le parole.
E’ vergognoso pensare che la pena, per una sofferenza così palpabile, non possa avere il sopravvento sulla notizia, sul mondo di cartapesta che antepone, sempre e comunque, lo spettacolo a qualsiasi considerazione umanitaria. Sarebbe bastato un piccolo stralcio del lungo ed agghiacciante servizio, fissando soltanto due, tre fotogrammi al massimo, per salvare, forse, la sua dignità di essere umano, facendo conoscere a tutti, in modo meno crudele, che l’attrice tanto apprezzata non c’era più.

Che miserabile società è questa.
Borges e l’amicizia
Posted Settembre 20, 2008 by ussaroCategories: Senza Categoria
Tags: sentimenti
Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita.
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te. Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro.
Però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei.
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita.
Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere.
Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista. Non sei ne il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista.
Basta che mi vuoi come amica.
NON SONO GRAN COSA, PERO’ SONO TUTTO QUELLO CHE POSSO ESSERE .
(Jorges Luis Borges)
*****
Pur essendo un ammiratore di Borges, non conoscevo questo testo, scoperto grazie ad un blog di pregio, che mi suggerisce qualche considerazione malinconica. Quante volte siamo stati amici ed abbiamo avuto amicizie vere, seguendo i criteri indicati dal grande poeta argentino? Penso, e sono ottimista, molto poche. Virtuali o no, ha scarsa importanza, ma le relazioni amichevoli, poiché sono estremamente importanti, sono per ciò stesso rare, senza parlare di quelle fra uomo e donna, le quali, giocoforza, a causa del sesso, sono difficilissime da realizzarsi, benché non siano impossibili o inesistenti. Nel brano pubblicato si fa riferimento all’amica ed io vorrei avere delle amiche in senso stretto più di quante per mia fortuna ne abbia, atteso il profondo apprezzamento che nutro verso il genere femminile e le sue ineguagliabili qualità. In passato non mi è capitato spesso, ma, sono tuttora legato a donne conosciute casualmente e rivelatesi delle eccellenti persone, per carattere e sensibilità e ad ex compagne di studi, che stimo senza riserve e sulle quali, come suo dirsi, posso sempre contare. Un po’ meno mi pare di poter dire di ex partner, con le quali mi sarebbe piaciuto intrattenere rapporti affettivi evoluti, al termine della vicenda sentimentale, che invece, forse inevitabilmente, tendevano a distaccarsi in maniera netta e ad allontanarsi definitivamente dalla mia vita. Oggi, alla lettura di Borges, temo che un tal genere di amicizia, post-amorosa, sia soltanto un’illusione. Il nobile sentimento che evoca non può confondersi con sotterranee continuate pretese di possesso dell’altro o con le mere convenienze sociali ovvero con l’opportunismo e la coltivazione d’interessi pratici, per i quali fa comodo mantenere un “amico”, sfruttando la sua ingenua disponibilità, che priva la formale qualificazione di autentici contributi sostanziali, corrispondenti ad un’effettiva compartecipazione alla sua vita. E’probabile che sia inevitabile la dispersione di un patrimonio di sentimenti ed emozioni accumulato nelle tempo in circostanze diverse e pertanto sia assai problematica l’aspirazione a conservare intatta quella parte di affetto reciproco per costruire una valida e sincera amicizia. Lo spirito competitivo, il senso di rivalsa, l’amarezza per la fine di un amore o di qualcosa che gli assomigliava, sono ostacoli spesso insormontabili al conseguimento di un risultato positivo.
Ergo sum
Posted Settembre 20, 2008 by ussaroCategories: Senza Categoria
Tags: tempo
Non so se succeda ad altri, ma ho notato come l’estate sia volata via perdendosi in un lampo d’autunno. La nuova stagione è alle porte, tra piogge torrenziali degne sei tropici e cieli grigi, bucati rapidamente da raggi di sole indomito, ma sempre più mite.
La temperatura più bassa e l’umidità favoriscono gli starnuti e le piccole fastidiose influenze, mentre settembre si dilegua.
Insomma il tempo è rotolante: non si fa tutto quello che si deve, perché le ore sono piccole e, sebbene si cerchi di privilegiare qualche attività più proficua, la giornata è divorata dalla notte.
Che sta succedendo?
Semplice.
E’ come scivolare, sulle rapide di una cascata sconosciuta, dentro una canoa: non si sa dove si arriva, né quando, né se ci sarà uno specchio d’acqua tranquillo ad attenderci e poter sostare in un po’di quiete, come l’animo, inconsapevolmente, anela, da sempre.
Intanto, la vita scorre velocemente e si pensa, un po’ ingenuamente, ergo sum.
Tucci ed il Buddhismo
Posted Settembre 2, 2008 by ussaroCategories: Senza Categoria, religione
Tags: religioni
Una volta era privilegio di pochi definirsi buddhisti. Una certa ritrosia condizionava la scelta di dichiararsi di una religione diversa dalla cattolica, anche tra le personalità di rango.
Oggi c’è per fortuna maggiore libertà di culto e non culto.
In compenso è aumentata la confusione.
Quando uno studioso come Tucci (stando a quanto riferiscono i suoi allievi) affermava di essere diventato buddhista per seguirne la dottrina etica, in quanto, in questo modo, era tutto “più semplice e si sentiva più libero”, in realtà non indicava una via spirituale, una speculazione profonda del pensiero, ma un’opzione tra le varie morali.
Ora, da un personaggio di tale levatura, che ha fatto conoscere in Occidente, fra l’altro, il Tibet ed il suo spirito religioso, conducendo ricerche benemerite e dirigendo l’Istituto per L’Asia e l’Africa, uno strumento di collaborazione ed amicizia, oltre che di affinamento di conoscenze culturali tra l’Italia e l’Oriente, ci si sarebbe aspettato di più nei riguardi di lettori ed ammiratori, i quali, conservando ampia libertà di condividere idee, giudizi, valutazioni, si attendono peraltro contributi di valore scientifico, più che la descrizione di episodi legati ad esperienze personali, da mantenere, più correttamente, in un ambito riservato, in quanto nulla aggiungono al patrimonio intellettuale ereditato dal Maestro.
Ma tant’é.
Non bisognerebbe confondere la vita privata con quella pubblica, proprio per non dare adito ad equivoci, ambiguità, distorsioni.
Ed invece spesso s’intersecano i due aspetti e si dà luogo ad un quadro non propriamente compiuto del soggetto, né dei risultati acquisiti dalla sua operosa attività, con il rischio di sminuirne il valore e l’immagine per rendere noti piccoli eventi, cronachette di scarso rilievo
o aneddoti comunque legati ad aspetti particolari della sua vita e personalità, più adatti a chiacchiericci da salotto che non a panorami estesi o alte vette di montagna, cioè i luoghi preferiti dell’autore.
Ancora oggi, c’à chi interpreta il buddhismo come una raccolta di norme comportamentali, sostanzialmente svincolato da una visione religiosa e chi lo vive come ideale mistico.
Senza considerare che per molti seguaci occidentali è una sorta di via consolataria ai mali delle società progredite economicamente od anche un’attrattiva intellettuale o perfino una moda.
Non penso, comunque, per chiunque segua, con intima convinzione, le regole del buddhismo, anche soltanto come insegnamento morale, sia senza ostacoli e difficoltà applicarne i precetti.
Filosofi e Zingari
Posted Agosto 26, 2008 by ussaroCategories: viaggi interiori
Tags: Bruno, Filosofi, Schopenhauer, Zingari
Fin da piccolo mi accorsi di essere attratto da due tendenze o
correnti filosofiche che parevano tra loro opposte o contrastanti: il pessimismo cosmico ed un allegro edonismo.Leggerezza e catastrofismo.
Col crescere e maturare, compiendo finalmente gli studi superiori, mi avvidi che i due aspetti della mia personalità potevano convivere, anche perché non erano convinzioni nuove, rispetto alle speculazioni del pensiero più elevato che altri più appropriatamente avevano esercitato.Giordano Bruno affermava di sé:sono ilare nella tristezza e triste nell’ilarità.Quale sintesi migliore per un’anima complessa come la mia?Ad essa doveva presto aggiungersi, con il matrimonio ed un lavoro stabile, un terzo inquietante fattore di riflessione e d ‘inquietudine: la monotonia.La conoscenza più incisiva di Schopenhauer, seguita alle prime letture liceali, mi aveva donato, infatti, una nuova consapevolezza.
Il mio essere constatava la veridicità dell’intuizione del grande saggio, il quale paragonava l’esistenza ad un pendolo, in perenne oscillazione tra l’angoscia e la noia.Insomma era scomparsa, con l’età adulta, l’attitudine all’epicureismo e mi trovavo avviluppato nel bozzolo piccolo- borghese (che le circostanze, quasi inavvertitamente, avevano tessuto per me) del lavoro e della casa, della casa e del lavoro, in un universo chiuso, ormai, alla fantasia, all’immaginazione, alla creatività, alla libertà, alla poesia.Lo spirito d’avventura, tipico dell’adolescenza e della giovinezza, si addormentava nella spirale del tran-tran quotidiano del primum vivere, deinde philosophare, costruito paradossalmente, con una ferrea logica filosofica, grazie all’insegnamento di maestri ineccepibili, nell’inevitabile processo di acculturazione del mio spirito.

Finché un giorno…Quasi per caso, lungo il tragitto che mi riconduceva tra le mura della mia sicura e tranquilla abitazione, m’imbattei in una compagnia di zingari.
Questi, in un parco, ai margini della via, si esibivano, in quel momento, in spettacoli fantasmagorici, nei quali esprimevano le loro abilità ed il loro estro al suono trascinante di violini e chitarre, tamburi, fisarmoniche e clarini.
E danzavano in continuazione in circoli sempre più ampi di persone, coinvolgendo anche i più tiepidi, tra gli spettatori, in un’assordante allegria.

Una bella fanciulla dagli occhi di fuoco mi prese per mano e si fece accompagnare in una serie di balli divertenti e un po’ malinconici ad un tempo, e quella musica mi riportò all’adolescenza ed ai suoi sogni dipinti d’azzurro come il cielo ed il mare, alla voglia di viaggiare per paesi e continenti, al desiderio di conoscere attraveso la gente e le persone, la natura ed i paesaggi, quale verità abita questo mondo, riuscendo a strappare finalmente il velo del mistero che sempre ci avvolge.
E, tutto d’un tratto, capii quello che avevo abbandonato per diventare un uomo istruito, educato alla responsabilità, ai doveri individuali e sociali, un esemplare umano del tutto addomesticato:la preziosa essenza della vita.

Fui abbagliato da quella illuminazione e , al termine della sarabanda, con gli echi della festa nelle orecchie, saltai sul carro dell’affascinante donna, che avevo stretto durante tutto il tempo, unendomi a quella meravigliosa 
carovana, diretta ad Arles.





