Breve riflessione sul potere

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

 

Quel che noi festeggiamo a metà di agosto, nacque al tempo dei Romani e quindi non abbiamo inventato nulla.

Favorito dal clima umido e da una pioggerellina pre-festiva, mi domando se tutto, ma proprio tutto, sotto altre spoglie, tenendo conto del procedere dei secoli, del progresso della scienza e dell’economia, non muti, sostanzialmente,  nella vita dell’umanità, nell’organizzazione sociale e nella ricerca della libertà, o della saggezza o della temibile verità.

Ci vogliono intelletti lucidi e coraggiosi, perfino cinici, a dirci, di tanto in tanto, come stanno effettivamente le cose.

Ma chi ascolta personaggi di questo genere e quel che affermano serve a qualcosa?

 

Temo di no.

 

Ho la netta sensazione che i filosofi antichi o i poeti, gli scrittori o gli artisti, insomma il ceto che meglio sa interpretare la realtà, almeno secondo una convinzione consolidata, abbia sempre contato poco, anche nei confronti del potere, quello vero, e nei riguardi della comunità. 

 

Costantemente nel tempo, una sparuta minoranza ha sempre esercito lo spirito critico e pochi, sistematicamente, ne hanno condiviso i princìpi e il loro perseguimento, nel corso della storia della società.

L’universo pullula di minoranze, vecchie e nuove, e la struttura degl’imperi e delle nazioni, delle città e degl’organismi, che le reggono, mutatis mutandis, è sempre quella.

 

Ed i cittadini devono adeguarsi.

Fortuna sarebbe se le élites fossero formate dagli uomini migliori, dagli aristocratici di aristotelica memoria, ma è poco probabile che queste opportunità favorevoli arridano in democrazie, dominate dal denaro, come accade, nonostante i proclami e le apparenze, anche nella nostra.

Vittorio Feltri, in un recente articolo, ha reso un impareggiabile servizio alla verità, facendo chiarezza sulla cosiddetta libertà di stampa, che da noi e negli altri paesi dovrebbe essere, ma non è, il presidio di tutte le virtù civiche e democratiche.

In realtà, nella storia d’Italia, dal mitico Corriere di Albertini fino alla corazzata Repubblica di Mauro, sono i gruppi imprenditoriali a foraggiare la stampa e a mantenerla in vita, per condizionare a proprio vantaggio la politica.

Se, da coerente capitalista, voglio ottenere più soldi per me e le mie imprese, compro un giornale, scelgo un buon direttore e mobilito le energie intelligenti, per raggiungere, con la classe politica del momento,gli strumenti più adeguati allo scopo.

Albertini con il Corriere erano stati coltivati dalla Famiglia Agnelli ed altri industriali, per venire a patti con Mussolini ed il Fascismo.

 

L’avvento di Veltroni, sostenuto da Repubblica, sta a cuore a De Benedetti per meglio sostenere le proprie iniziative economiche.

 

Il resto è favola. 

 

Né ideali, né palingenesi, né rinnovamenti del costume e della politica: solo una lotta per il potere.

Sicché anche i giornali sono partiti, muovono il pubblico dei lettori per fini che sfuggono alla maggioranza.

 

 Altrettanto dicasi per gli altri mass-media, non escludendo il web.

Rassegnamoci. 

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