Intellettuali e potere

Non voglio addentrarmi in una disamina esauriente dell’argomento, già affrontato da Gramsci e Benda, da punti di vista diametralmente opposti. Mi limito quindi ad una breve notazione, a margine di  alcuni concetti espressi da Giordano Bruno Guerri e da Paolo Granzotto, tanto per mettere a fuoco il tema centrale della libertà intellettuale nei confronti della partitocrazia.
Per chi non voglia essere organico al “Principe” (abbandonerei la distinzione desueta tra destra e sinistra…)ci sarà sempre una fondamentale difficoltà nei rapporti con i partiti, in quanto l’intellettuale o l’uomo di cultura “libero” svolge la naturale funzione di “critico del potere” ed è per tale motivo malamente tollerato dalla “politica politicante”, che lo vede come un rompiscatole od un ostacolo per la propria supremazia e cerca pertanto di metterlo sistematicamente fuori gioco.
Peraltro, se i partiti, drammaticamente contrapposti oggi alla società civile, non raccoglieranno la sfida proposta dal cittadino comune, aprendosi alle istanze rappresentate proprio dagli spiriti lucidi ed indipendenti, non asserviti a cosche o camarille, vedranno aumentare la restrizione dei propri spazi, tutto vantaggio dell’antipolitica. La palla passa in mano a chi vuole effettivamente promuovere il rinnovamento sociale e non bada soltanto a raccattare voti con espedienti, più o meno appariscenti, di semplice maquillàge o chirurgia estetica.

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