Ci sono giudici ad Hannover!

Sbaglierebbe chi si affrettasse a dare valutazioni negative sulla sentenza che ha riconosciuto attenuanti etniche e culturali a Maurizio Puxeddu da Cagliari, il cameriere ventinovenne che ha compiuto violenze di vario tipo nei confronti dell’ex fidanzata lituana, colpevole a quanto pare di tradimento.

Purtroppo sull’onda dei commenti della stampa, improvvisati ed approssimativi come accade a volte, quando la notizia è ghiotta e suscettibile di valutazioni politiche, più che tecniche, la televisione ed i giornali hanno avuto il destro di accusare di razzismo ed arretratezza mentale il povero giudice di Hannover, il quale oltre ad avere il torto di essere tedesco è anche un  barone della vecchia aristocrazia germanica.

Facile dire che, avendo a che fare con due stranieri, un italo-sardo ed una lituana, non gl’ importasse poi molto di fare giustizia seria ed appropriata al caso concreto.

Forse, si penserà, è un segreto ammiratore del conte di Gobineau e del divin marchese, un personaggio che in camera di consiglio si esalta di fronte alle brutture commesse dall’imputato ai danni di una donna  e, pertanto, non sia da escludere, per tali motivi una propensione ideologica allo sconto di pena  per ragioni etnico-sessuali.

Ma siamo sicuri che la fattispecie giuridica sia proprio quella descritta dai mass media?

Non è la prima volta che il giornalismo gridato e  direttori zelanti, ultrasensibili ai temi dell’eguaglianza prendano grossi granchi e siano costretti, successivamente, a ritrattare o correggere le proprie avventate opinioni come i trinariciuti di guareschiana memoria.

Accade per le sentenze emesse in Italia e figuriamoci se non  possa capitare per le decisioni della magistratura straniera, specialmente se crucca.

Buon senso avrebbe voluto che, prima di precipitarsi a firmare mozioni di condanna per presunte discriminazioni, onorevoli, senatori, giornalisti e sociologi e qualche giurista distratto avessero letto la sentenza, non ancora tradotta in italiano, e si fossero riferiti alla giurisprudenza (e alla dottrina penalistica  tedesca) intervenuta per decidere casi analoghi, anche con  imputati o vittime tedeschi, magari bavaresi.

La portavoce del giudice, ora sotto accusa, ha infatti reso noto che il verdetto non discrimina in  base a criteri razziali, ma è coerente  applicazione delle attenuanti previste dall’ordinamento tedesco nei confronti di qualsiasi responsabile fosse pure nato, cresciuto ed educato in Baviera, aggiungendo fra l’altro che lo sconto  di due anni al turpe cagliaritano non declassa la pena, di per  sé rientrante nella fascia medio- alta delle sanzioni.

 Prima di continuare a strepitare ed assumere iniziative inopportune,  si renderebbe necessaria una valutazione attenta dei fatti e e delle norme discendendenti dalla cultura del cosiddetto delitto storico, richiamato saggiamente dall’emerito Prof. Cossiga.

 Egli da corretto costituzionalista ha affermato che  i principi a cui si è rifatto il magistrato di Hannover si riferiscono alla cultura di una regione (concetto applicabile a qualsiasi regione del mondo), con le sue peculiarità storiche ed ambientali, costituenti un portato oggettivo del costume e della mentalità di una popolazione, e non certamente al singolo individuo.

Quindi, per l’ex  Presidente della Repubblica, si tratta di regulae juris, derivanti da una particolare concezione giuridica di scuola tedesca, che hanno trovato spazio razionale nella sentenza, e non di razzismo nei confronti dei sardi.

Questi ultimi, d’altra parte,  ben conoscendo il costume matriarcale dell’isola   e il rispetto secolare dovuto alla donna perfino dal banditismo tradizionale, avrebbero attuato a carico del colpevole le prescrizioni dettate dal  diritto barbaricino, che non prevede giustificazione alcuna in subiecta materia.

Un consiglio disinteressato al Puxeddu e alla sua avvocata ci  sentiremmo comunque di darlo: l’imputato sconti la pena in Germania e cambi possibilmente identità.

Se dovesse rientrare nella sua terra, non sarebbe accolto affabilmente come capitò (al termine della lunga detenzione) al fuorilegge- gentiluomo Graziano Mesina, il quale  ha sempre considerato, da buon balente, semplicemente abominevole il sequestro di una donna.   

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