Bentornato indimenticabile “Borghese”!

Da pochi giorni in edicola è tornato “Il Borghese“.

Il glorioso periodico fondato da Longanesi e diretto, dopo la scomparsa del geniale maestro, da Mario Tedeschi, per numerosi anni affiancato dal fior fiore dell’intelligenza non conformista, si riaffaccia con periodicità mensile, nel segno della continuità con l’illustre tradizione, per la pervicace volontà di Claudio Tedeschi, suo nuovo direttore, determinato a ristabilire il prestigio della rivista paterna, assoggettata in passato a varie iniziative editoriali, fra le quali spicca, come più commendevole, quella di Vittorio Feltri, prima della nascita di “Libero“.

Ritrovare un Tedeschi alla guida del brillante giornale anarco – conservatore, vera fucina di libertà di pensiero e di coraggiose inchieste contro il malcostume politico, non può che essere una garanzia di qualità e di nuova linfa per la stampa “no politically correct” di cui il nostro paese ha estremamente bisogno, e speriamo che, tra vecchi (nobilissimi, come Isidori e Fremura) e nuovi valenti collaboratori, l’impresa consegua, pur tra le inevitabili difficoltà di chi non ha padrini e comparaggi di sorta, la fortuna che merita.

Ce lo auguriamo di cuore, perché l’ inimitabile e straordinaria testata, ha avuto, fra l’altro il merito di formare generazion di intellettuali impegnati a contrastare le verità prefabbricate della pubblicistica e della politica marxista e partitocratica, stimolando la critica e la ricerca dell’obiettività, contro la vigliaccheria dei trasformisti e dei camaleonti, degli opportunisti e di quanti hanno l’ unica aspirazione  di correre in aiuto dei vincitori di turno o dei padroni del vapore.

Abbiamo ricordi preziosi legati alla giovanile lettura e possiamo dire, oggi, che se idee liberali e moderate hanno trovato spazio in Italia, molto lo si deve all’opera svolta dal “Borghese” nel seminare i propri princìpi di etica politica, di eterodossia nei confronti dei luoghi comuni, di costante apertura alla voce delle minoranze colte e nella rivalutazione di scrittori e pensatori che, altrimenti, nella programmata azione di disinformazione e di annientamento della cultura non ufficiale e non allineata col verbo catto-comunista, sarebbero rimasti esclusi o destinati all’oblio per sempre.

Aattraverso la monopolizzazione dell’editoria, dell’arte, del cinema, della scuola, della radio e della televisione, nonchè di tutti canali privilegiati per la massificazione dell’opinione pubblica, legati direttamente od indirettamente al PCI, quale nuovo principe, al quale rendere organicamente servigi, la strada per la conquista gramsciana della società e del potere appariva senza ostacoli, senza la  resistenza, via via sempre più agguerrita, di una  pattuglia di redattori ed una rete di esimi ed indomiti collaboratori, dotati di chiaro intelletto e di un patrimonio d’idee  forti e non contrabbandabili per alcun motivo al mondo.

E così apparivano sistematimente, accompagnati da bordate memorabili di cannone,  contro la banalità e l’arroganza dei potenti,  gli articoli di firme prestigiose come quelle di Prezzolini, Montanelli, Ansaldo, Furst, Nemi, Preda, Buscaroli, Giovannini, Accame, Giusti, Scalero, Brin, Peirce, Beltrametti, D’Andrea, De Biase, Guareschi, Artieri, Cirri, Quarantotto, citando alcuni nomi soltanto.

Ho vivo, nella mia mente di liceale di allora, il successo di vendite e di diffusione raggiunto  negli anni sessanta dall’ebdomario più compulsato e temuto d’italia, all’indomani della caduta del governo Fanfani per un’impudente ed improvvida intervista, favorita dalla moglie dell’allora presidente del  consiglio, rilasciata  dal prof. La Pira, sindaco prodigo e mistico  della città di Firenze, a Gianna Preda.

Ed è stampata nella mia memoria l’inizio della collaborazione, durata fino alla sua morte, di Giovannino Guareschi, dopo la brusca interruzione delle pubblicazioni di quell’altro capolavoro giornalistico  che fu il “Candido“,  abbandonato senza scrupoli , per ragioni di bassa cucina politica, dal commendator Rizzoli.

La penna del popolare scrittore emiliano contribuì a rendere “Il Borghese” un caposaldo insostituibile nella battaglia culturale condotta nei confronti del clerico-marxismo, aprendo nuove vie alla libertà d’opinione non irregimentata dalla partitocrazia, anche con critiche spregiudicate agli schieramenti di destra, in nome di valori legati alla tradizione occidentale.

Bentornato,  dunque,  tra noi, indimenticabile “Borghese”! 

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