Una civiltà superiore

L’emerito Prof. Giuseppe Branca, illustre docente di Diritto romano ed apprezzatissimo Presidente della Corte Costituzionale, oltre a distinguersi per l’inconfondibile tono di voce (tanto da meritarsi l’affettuoso appellativo di “trombetta”, come raccontava mio padre) e la facondia del linguaggio, era dotato di un finissimo senso dell’umorismo e di un’appoccio ironico nei confronti della variegata complessità del mondo.

Un suo amico avvocato, vicino di casa, ebbe a raccontarmi, poco tempo fa, un aneddoto di quando l’esimio giurista era ancora in vita e che mostra quanto fosse divertente e stravagante la sua personalità.

Nei pressi della sua abitazione a Roma, aveva sede l’ambasciata di non so quale governo africano di recentissima indipendenza.

L’ambasciatore di quel paese, esponente di spicco di un’influente ed antica tribù, ebbe la ventura di litigare ferocemente con la propria suocera, per ragioni di vitale importanza o per gli affari dello Stato che rappresentava all’estero o per i propri personali interessi.

Una contese verbale furibonda s’ingaggiò tra i due, tanto da far considerare al’uomo come unica praticabile soluzione, quella di porre fine alla querelle e alla permanenza della donna nella propria dimora col metodo spicciativo e decisionista tipico dell’antica consuetudine e della cultura del proprio popolo: il cannibalismo.

E difatti il diplomatico chiuse la discussione, divorando il proprio familiare in un discreto e veloce banchetto, alla presenza di pochi intimi.

Gli echi della riunione conviviale giunsero peraltro all’orecchio del chiarissimo accademico, il quale ebbe a commentare icasticamente: i cannibali? Una civiltà superiore!

L’affermazione di Peppino Branca mi è venuta in mente alla lettura di una summa del pensiero del celebre antropologo Malinovskij, il quale al termine di lunghe e laboriose ricerche sul campo, presso comunità tribali delle ex colonie occidentali, disprezzando l’atteggiamento indifferente dei bianchi nei confronti delle popolazioni colonizzate, era giunto alla conclusione che non esistono civiltà superiori ed inferiori, ma solo culture differenti.

Non nascondo il mio stupore di fronte al pensiero del pur nobile antropologo, ma in materia la penso come l’indimenticabile Professore che, accompagnato nell’arco della propria esistenza e della laboriosa attività di studioso, da un’indefettibile concezione della vita progressista ed  egualitaria, di suocere, evidentemente, se ne intendeva parecchio.

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