Finalmente Cavaliere !

Ci siamo lamentati per parecchio tempo del solito mugugno da parte dell’opposizione al centrosinistra, atteggiamento inefficace per cambiare le cose, perché, nell’attuale situazione politica, con le solite facce, i vecchi intrallazzi, le manovre di corridoio, si sarebbero spente anche le energie della CdL, adagiata sui consueti slogan, al di là di qualche iniziativa simbolicamente efficace ma incapace di conseguire risultati concreti, per dare speranza e coraggio ai cittadini, arcistufi di essere corbellati da una classe politica, a tutto propensa, meno che ad autoriformarsi. La nomenklatura, evidentemente convinta di poterla dare a bere ancora al popolo bue, predispone i pannicelli caldi di una scimmiottatura della legge elettorale tedesca, per restare tal quale, nel più puro ed arrogante stile gattopardesco, al proprio posto, cercando larghe intese in parlamento, ma soprattutto nel transatlantico e nelle segreterie dei partiti.

 Ebbene no. Così non va e finalmente una voce potente si è levata per contrastare l’ennesimo pastiche diretto a ricreare le infauste convergenze parallele della prima repubblica.

Il Cavaliere ha ritrovato la propria memoria e le proprie origini e, grazie al successo emblematico della raccolta di firme, ha avuto la forza di attraversare il guado dell’acqua stagnante dove allignano i vetero – parlamentari , che all’interno del centrodestra come nella maggioranza sono persuasi di poter campare con nuovi accordi di vertice, accettando i miseri giochi di potere dei traffichini di professione, al solo scopo di durare, incollati alle poltrone quanto più a lungo possibile, agognando, magari, di raggiungere la lauta ed immeritata pensione.

Una mossa intelligente ed eclatante, quella di Silvio Berlusconi, ma, soprattutto, aderente alla volontà popolare, trasversale alle varie forze politiche, comprese quelle di una sinistra pentita di aver favorito il pateracchio tra centrosinistra e radicali comunisti. Era l’idea che gl’italiani si aspettavano da tempo, per il rinnovamento della politica, oramai ridotta ai minimi termini, tra scandali e scricchiolii delle istituzioni, svillaneggiata a destra e a manca, ma priva di una voce autorevole che interpretasse i desideri e le volontà, le proteste e le delusioni, i malumori e la collera, l’aspirazione ai valori, il recupero della dignità della nazione, presente in larghissimi strati della società civile. Il Capo di Forza Italia ha voluto temporeggiare, tentare soluzioni più morbide, ed infine ha vinto l’indecisione e l’insicurezza di chi si pone contro la partitocrazia, senz’attendere più i comodi degli alleati, incantati dalle sirene dei compromessi con il governo, fosse pure col pretesto della riforma delle elezioni, che servirebbe solo, probabilmente, a scambiarsi, sotto banco, favori poco edificanti, alla faccia della democrazia vera e degli autentici interessi degli elettori.

A chi volete che importi la sofferenza sempre più acuta e diffusa della gente comune, delle classi deboli e del ceto medio, soffocato dalle innumerevoli tasse ingiuste, dai mille ritardi della burocrazia grande e piccola, dagli abusi quotidiani dei satrapi del centro e della periferia, incapaci ed odiosi, sperperatori del denaro pubblico e certi dell’impunità?

Basta leggere “Sprecopoli” di Cervi e Porro e “Impuniti” di Caporale, che seguono di poco la “Casta” di Rizzo e Stella, per andare ancora più fondo nell’esame impietoso di un tessuto sociale dilaniato dalla corruzione, dal disimpegno pubblico, dall’omertà di stato e regioni, dalla mancanza assoluta di senso civico e spirito comunitario, per capire quali guasti sono stati arrecati all’economia del paese e alle sue istituzioni, in oltre trentanni di dittatura dei partiti e a quale livello di degrado è giunta la vita pubblica, col vilipendio sistematico dei sacrifici e della fatica di milioni di cittadini, che hanno continuato a credere ed a sperare in un domani migliore per sé ed i propri figli, nonostante il continuo sperpero di risorse e l’abbassamento della soglia di libertà. Era ora che l’unico politico non professionista, superando le consorterie di partito, riportasse l’attenzione sull’indispensabilità di una reazione popolare al malgoverno e all’osceno spettacolo dei nuovi feudatari, che hanno occupato il potere contro i più elementari princìpi di uno Stato ordinato e giusto.

 Cavaliere, vada avanti col suo nuovo movimento liberale e popolare. Ai sette milioni di firme raccolte finora, si aggiungeranno altri solidi e convinti consensi per ridare vita a questa povera Italia, che non merita di finire nella pattumiera della storia e di veder morire nella volgarità e nell’indifferenza la propria civile esistenza nel mondo occidentale.

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