Il cavaliere e la gente

Intervistato ad “Otto e mezzo”, il leader del partito della libertà crediamo abbia tranquillizzato i suoi sostenitori su buona parte degl ‘interrogativi sorti all’indomani dell’annuncio di perseguire l’accordo per una legge elettorale proporzionale, insinuando alcuni dubbi sulla validità della scelta, anche tra chi aveva accolto entusiasticamente la nascita del nuovo movimento come strumento adatto per trarsi fuori dalla palude partitocratica.

Il cavaliere ha ribadito il concetto fondamentale del bipartitismo come pilastro del nuovo sistema da costruire con una nuova legge elettorale, ma non ha precisato in quali termini eviterà il formarsi di compagini di modeste dimensioni, destinate a condizionare il parlamento nella formazione e nella vita dei governi.

Non credo sfugga alla sua intelligenza politica che i patti elettorali tra i partitini possano superare con relativa facilità le piccole soglie intorno al quattro, cinque per cento e, quindi, rientrare in gioco con gli stessi rischi del sistema attuale.

Né pare una svolta significativa quella di delegare alle manovre parlamentari la scelta del premier e le sue allenze, utilizzando un po’ troppo discrezionalmente la delega ricevuta dai cittadini, i quali desiderano soprattutto votare un programma ed un presidente del consiglio, per un periodo abbastanza lungo, tale da coprire la durata di una legislatura.

Che senso ha votare, per poi vedere manipolare la propria scelta con accordi che non tengono conto degl’indirizzi assunti, sui grandi temi della politica interna, estera, economico-finanziaria, dai partiti con i propri elettori?

Come si potrebbero realizzare le aspirazioni dei liberali, dirette a restituire allo Stato le funzioni fondamentali, limitandone l’interventismo, con quelle dei sostenitori dell’allargamento della protezione statale?

La motivazione principale del consenso al gesto di Berlusconi consiste proprio nell’aspettativa che l’Italia divenga una democrazia avanzata e non rimanga un paese di sudditi, come le manifestazioni dell’antipolitica hanno prepotentemente messo in luce.

Le dichiarazioni di piazza S.Babila sono state accolte come l’espressione di una rivolta del popolo moderato contro le aberrazioni del sistema partitocratico e contro le caste, nella speranza che l’unico leader non professionista della politica faccia proprie le istanze della gente comune, per un cambiamento serio, effettivo delle istituzioni, senza dimenticare le differenze esistenti tra una nazione e l’altra in Europa e fuori.

Una veste costituzionale adatta ad un popolo non lo è per un altro. Gl’italiani non sono i tedeschi.

La vocazione al trasformismo è una tabe antica, i particolarismi, i personalismi della classe politica sono sotto gli occhi di tutti.

La distinzione e la dialettica tra governo ed opposizione,essenziali per il sistema democratico verrebbero immediatamente compromesse da una “grande coalizione”, che mentre costituisce in Germania un’eccezione, in Italia si presenta come versione aggiornata del “compromesso storico”, esempio certamente non edificante nella nostra storia parlamentare.

Non per nulla tra i più convinti fautori della legge elettorale alla tedesca c’è niente meno che Fausto Bertinotti...

Qualche giorno fa Daniele Bellasio, vice-direttore del “Foglio”, si augurava sullo stesso quotidiano che Silvio raccontasse una bugia nel rendersi disponibile al proporzionalismo.

Che la sua sia una tattica, ce lo auguriamo anche noi, nell’interesse della gente che rappresenta, la quale siamo certi vorrebbe percorrere la strada maestra e senz’ambiguità del referendum elettorale.

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