Augias e la farsa del Sacro

Nell’ultima trasmissione “Enigmi”,andata in onda su Raitre, Corrado Augias, che pare vieppiù assomigliare al celebre Ridolini, attor comico del secolo scorso, ha voluto affrontare il tema del satanismo, piatto forte di qualsiasi show men, intellettuale-scrittore- presentatore, che voglia richiamare l’attenzione del pubblico di palato facile e dalle tendenze morbose, come si addice alla moderna società di massa, tanto più incolta, quanto più credula e manipolabile.

Che Augias, al pari dei suoi colleghi di cordata presenti, dalla preistoria, nella TV giacobinadella terza rete, abbia come missione ben remunerata (dai contribuenti)quella di manipolare le folle teledipendenti, ormai è chiaro perfino ai bambini.

Negli ultimi tempi, si è acceso a comando un nuovo interesse per la pseudo-religione e, traendo spunto dai numerosi fatti di cronaca nera, in cui si mescola la criminalità comune con sette diaboliche di vario tipo, qualsiasi imbonitore televisivo si lancia a testa bassa, per cogliere furbescamente qualche risultato nella battaglia quotidiana, che i vecchi militanti della gauche di piazza e di governo, continuano a sostenere contro la Chiesa cattolica, simbolo di tutti gli oscurantismi, di ieri, di oggi e di domani.

Da laici non laicisti avremmo pensato ad un’inchiesta obiettiva che mettesse a fuoco il problema, certamente grave, separando i fatti dalle opinioni, come regola d’oro dell’informazione.

Ma siccome in Italia, lafazionedeve conquistare consensi per ilbene della causa, ecco che si rimescolano le carte, non tanto per rendere un servizio al pubblico, quanto per orientarlo verso il pregiudizio marxleninista o neopositivista, atto a smantellare la “Reazione in agguato”, da sempre annidata nelle schiere vaticane.

Sicché si è organizzata una tavola rotonda, nella quale il posto minoritario doveva necessariamente spettare al sacerdote di turno, perché potesse apparire chiaro a tutti qual è il vero errore d’impostazione ideologica, contornandolo di personaggi, ormai da rotocalco, o utili idioti, o quinte colonne, per accreditare le tesi più funzionali alla critica demolitrice dell’Istituzione religiosa.

Nella passerella dell’ultimo spettacolino organizzato dal volpino Augias, anch’egli misuratosi con il cristianesimo giallo o noire, come va di moda adesso, scrivendo un’Inchiesta su Gesùdall’esito quanto mai incerto, sono sfilati dunque, oltre al Don Aldo (prete benemerito nel sociale, per la lotta alle sette sataniche, con la sua meritevole organizzazione della quale non possono parlar male neppure i più accaniti anticlericali), il filo-plagiatore radical chicUmberto Galimberti ed il neo-teologo presenzialista,Vito Mancuso(unico intellettuale ammesso nei buoni salotti teleprogressisti, dopo il battesimo ottenuto con Otto e mezzo, circa un anno fa, per il best-seller, in lieve odore d’ eresia, dal titolo “L’anima ed il suo destino”), oltre ad un onesto investigatore privato, collaboratore delle forze dell’ordine,ma di scarsa influenza per la formazione delle idee.
Le quali, viceversa, nell’intento di Corrado “Ridolini” dovevano essere elargite a piene mani del duo Umberto-Vito, i veri maitre à penserdella situazione, probabilmente uniti nel comune disegno di realizzare un accordo secolare di stampo teo-scientista.

A contenere le interpretazioni passatistedel sacerdote circa il maligno, il diabolico, le possessioni ed i delitti di setta, ci ha pensato il moderatore, pronto ad interrompere qualsivoglia ragionamento politically incorrect, minacciando la scarsità di secondi a disposizione dell’interlocutore impertinente, mentre a straparlare dell’immaginifico binomio “Sacro e Follia”, che la Chiesa di Roma trascura costantemente di combattere (sic!),avendo come interessi prevalenti temi minoritari e moralistici, provvedeva l’illustre semiologo Galimberti, mescolando allegramente il mito di Dioniso con il male del mondo,ricollegando, non si sa bene come e perché, alla pazzia del nostro tempo la sacralità,non relegata, nella sfera ad essa precipua, dalla classe ecclesiastica, disattendendo così i propri compiti(! ? !)sia mondani che ultramondani.

Orbene, se la trasmissione ha sortito un effetto, non pare sia stato quello propostosi dall’ineffabile conduttore, il quale, un po’ insoddisfatto in chiusura, ha tentato disperatamente di ottenebrare almeno il termine “Spirito Santo” ostinatamente innalzato come un vessillo crociato da un Don Aldo pervicacemente legato a doppio filo all’ortodossia della propria fede.

Invano l’anchor men, un po’ comicamente, rimproverava al Prof. Mancuso di non aver adeguatamente difeso il neologismo teleogale, consistente nella parola pittoresca e taumaturgica “Energia”, evidentemente ritenuta, nella sua alternatività, più consona alla tutela dell’ambiente razionalista e più promettente per i fautori della”Religione fai da te”, la sola ammissibile per il pensiero unico della sinistra fondamentalista.

P.S.

Al Prof Galimberti suggeriamo di attingere per le prossime performaces, scritte o parlate, dal libro di Mircea Eliade “Il sacro ed il profano”.

In esso troverà, forse, la spiegazione della follia e dei crimini delle sette, frutti perversi di un mondo desacralizzato.

 
 
 

 

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