Il talento di Woody

Il recente film del regista americano Woody Allen, dal suggestivo titolo “Match Point”, rappresenta il culmine di un’evoluzione artistica, che ha visto il passaggio da tematiche intrise di drammatico pessimismo, temperato o nobilitato da un raffinato sense of humour, alla pura e semplice esaltazione del cinismo.

E’ il senso di una lucida disperazione quello che accompagna il cammino di questo talento della macchina da presa, nei cui sguardi si concentra tutto la pena, il sarcasmo, l’aporìa ed il dolore del popolo ebraico.

Basta vederlo mentre suona il clarinetto con aria smarrita, per capire che si tratta di un uomo, tormentato fin dalla nascita potrebbe dirsi, dal dilemma della fede, che attanaglia tutti i membri della sua comunità nell’arco millenario della propria storia.
Uomini condannati a vagare per il mondo come sappiamo, in preda ad un senso di colpa inestirpabile, lacerati tra la speranza del messia e il dubbio nichilista di un’esistenza affidata al caso e alla fortuna… (non quella machiavellica in cui c’è uno spazio riservato al valore del singolo nel determinare in parte almeno gli eventi ed il corso degli avvenimenti storici, ma quella raffigurata nell’immagine della dea bendata, che elargisce i propri doni a chiunque, perfino a chi non li merita).

Il film è dedicato alla casualità considerata ormai l’unica regolatrice della nostra vita.

Il protagonista che aspira, manco a dirlo, ad un’esistenza da ricco a qualsiasi costo, si abbandona alla passione, ma non sa controllarla e tra il sentimento d’amore e l’agiatezza di un matrimonio d’interesse, sceglie quest’ultimo, commettendo un duplice omicidio per liberarsi dell’amante scomoda perché, incinta, vorrebbe il riconoscimento di un legame autentico, a dispetto dell’ipocrisia e del compromesso.

In questa storia si capovolgono tutti i tradizionali parametri del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto e di quella che un tempo si definiva la”nemesi”.

Come a dire che finalmente sappiamo tutta la verità del mondo com’è e come è sempre stato: una foresta selvaggia, dove può capitare che il “fato” arcaico sia coerente con i fini malvagi dell’uomo, fino al punto di dire che l’audacia nel commettere un delitto è premiata con l’impunità e addirittura con una vita serena, non turbata da alcuna coscienza, perché questa non esiste od è addomesticabile a proprio piacimento.
Questa l’idea cardine attorno alla quale ruota la storia cinematografica, povera di colpi di scena, ma ricca d’insegnamenti rovesciati.

Woody Allen non ride più sarcasticamente né satiricamente dei suoi protagonisti, li comprende e li esalta, alla fine, come la testimonianza del nulla che ci circonda.

Qui consiste il suo talento: svela una realtà diffusa e ineluttabile.

Basta guardarsi attorno e osservare il vicino di casa o l’interlocutore occasionale, per rendersi conto di quanto sia banale la chiave di lettura del mondo circostante: vivi qui e subito coltivando con ipocrisia il tuo arbitrio con il disprezzo o l’indifferenza per il prossimo:la vita è una roulette. almeno in buona parte della società occidentale avanzata.

 

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