Ai trasformisti di tutti tempi

Si è sempre detto che uno dei vizi nazionali è il trasformismo.

 

Purtroppo vero come ben sapeva il Trilussa,il quale, da par suo, ha descritto anche questo difetto italico, presente massicciamente nel nostro paese fin dai tempi dell’unificazione.

 

E’ da un po’ di tempo che quasi tutti gli esponenti di quasi tutti i partiti si dicono liberali, dall’estrema sinistra all’estrema destra.

 

 

Non posso giurarci, ma forse lo stesso Toni Negri non esiterebbe a definirsi tale, se potesse farlo impunemente.

 

 

Ho assistito ad una tavola rotonda sul sessantotto, e pareva che parlassero di un Dinosauro.

 

Invece è quell’animale primitivo è ancora tra noi: quella mentalità, allo stesso tempo, fondamentalista ed opportunista, che ha permesso a chi predicava, prima, la rivoluzione da salotto e, poi, il terrorismo e la lotta armata, ha consentito a molti ex rivoluzionari e progressisti di attraversare tranquillamente il guado e di fare carriera per sedersi in poltrone comode e redditizie all’interno dell’attuale establishment, come se niente fosse.

 

 

Ed ognuno si definisce ora

 

liberale, dimenticando il tempo in cui il termine equivaleva per lui e gli altri compagnucci ad una bestemmia.

 

 

Ma la libertà una categoria dell’animo e va ben al dilà delle ideologie, dei partiti, delle consorterie, dei club e dei traformismi.

 

 

Ci auguriamo che le parole di Trilussa possano servire ad individuare, a tutti i livelli, chi è autenticamente liberale nello spirito e nell’intelletto, nell’antica accezione umanistica, da chi non lo è e non lo sarà mai, nonostante i travestimenti ed i salti della quaglia in soccorso del vincitore, come diceva Flaiano.

 

“La cornacchia libberale”

 


Una cornacchia nera come un tizzo,
nata e cresciuta drento ‘na chiesola,
siccome je pijo lo schiribbizzo
de fa’ la libberale e d’uscì sola,
s’infarinò le penne e scappò via
dar finestrino de la sacrestia.

Ammalappena se trovò per aria
coll’ale aperte in faccia a la natura,
sentì quant’era bella e necessaria
la vera libbertà senza tintura:
l’intese così bene che je venne
come un rimorso e se sgrullò le penne.

Naturarmente, doppo la sgrullata,
metà de la farina se n”agnede,
ma la metà rimase appiccicata
come una prova de la malafede.
– Oh! – disse allora – mo’ l’ho fatta bella!
So’ bianca e nera come un purcinella…

– E se resti così farai furore:
– je disse un Merlo – forse te diranno
che sei l’ucello d’un conservatore,
ma nun te crede che te faccia danno:
la mezza tinta adesso va de moda
puro fra l’animali senza coda.

Oggi che la coscenza nazzionale
s’adatta a le finzioni de la vita,
oggi ch’er prete è mezzo libberale
e er libberale è mezzo gesuita,
se resti mezza bianca e mezza nera
vedrai che t’assicuri la cariera.
(Trilussa)

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