La guerra del Capodanno

fuochi dAll’indomani del capodanno, è facile constatare come si sia allineati alla tradizione italica in quanto a numero di virttime dei botti: quattrocento feriti ed un morto sono il risultato della guerra di fine anno.

Esse si accompagnano alle ottomila degl’incidenti stradali nell’ultimo decennio, cui si aggiungono quelle della droga e della lotta di mafia.

L’alba del 2009, al di là degli auspici verbali che ciascuno di noi non rinuncia a formulare, non è fausta per nulla.

I superstiti delle classi medio-piccole ormai annaspano.

Dopo la tassazione predatrice è giunta una crisi economica epocale, alla quale la politica, senza distinzione tra destra e sinistra, imprigionata dalla burocrazia e dal sistema bancario, non sa dare risposte adeguate, con tutto il rispetto per i provvedimenti  minimi adottati a favore dei ceti più deboli, grottescamente invitando a consumare, magari indebitandosi…

L’esortazione ha avuto successo. Infatti le somme spese per cenoni e festeggiamenti hanno superato quelle dell’anno decorso, ma purtroppo anche questo fatto non è che un segnale di disagio.

Ormai una società come la nostra, priva di punti di riferimento, non trova altro modo di reagire che rifugiandosi nel più bieco materialismo egocentrico.

Le parole di Benedetto XVI hanno il suono della verità, per credenti e no, laddove denunciano i disastri di una globalizzazione che dimentica l’ etica.

Al di là di alcune manifestazioni di solidarietà sociale, di rispetto dell’altro e di onestà individuale, il panorama generale è desolante.


Schiavi di bande di grassatori, impadronitesi della pubblica amministrazione, che gestiscono la burocrazia come un affare personale, ai cittadini è data soltanto la possibilità di esercitare la furbizia come sistema di vita, a danno dei pochi esemplari di gente onesta e di una corretta relazione tra istituzioni e soggetti privati, in un crescente degrado e disfacimento dello Stato e della massima noncuranza per l’interesse generale.

Basta guardarsi attorno per vedere come il mancato rispetto delle regole in ogni campo, il malcostume pervadente, sia divenuta l’unica norma da seguireLa lettura di “Cabaret Voltaire” di Pietrangelo Buttafuoco, pur con tutte le riserve in materia di salvaguardia delle libertà individuali e collettive, è un’utilissima disamina della desertificazione dell’Occidente e dell’Italia in particolare.

La perdita del Sacro coincide con la distruzione delle radici e delle idee, del patrimonio culturale e dell’identità spirituale del vecchio continente, che da decenni non ha più un’anima.

Ora, in un mondo di cartapesta come questo non sono certamente i consumi a risollevare una comunità.

Ci vuole molto di più per una vera rinascita.

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