Anticonformisti con licenza dei superiori

Qualcuno pensa che Ferrara sia trasgressivo, perché inneggia alle mutande e strizza l’occhio alla lega, in tema di celebrazioni dell’unità d’Italia, perche faccia il controcanto a Saviano o a Santoro in tv.

Chi ragiona così dimentica che l’elefantino fa parte dell’azienda familiare del premier.

Dopo esser stato un accanito sessantottino, ora si ostina a qualificarsi ateo devoto contro l’aborto, la fecondazione eterologa, la libertà individuale di scegliere le cure sanitarie in caso di malattie irreversibili, e allo stesso tempo inneggia al puttanesimo imperante, alla promozione sociale delle escort, ai vizi pubblici del capo del governo, che non manca di prendere per i fondelli alcuni funzionari dello stato nel caso Ruby, impipandosene tranquillamente della dignità delle forze dell’ordine costrette a fare da taxi alle amichette invitate alle sue feste.

Col suo ingresso in Rai, al posto di Biagi, a suo tempo osteggiato dal cavaliere, non si tiene conto della trionfale marcia di conquista berlusconiana dell’informazione pubblica, né purtroppo di una corretta definizione della trasgressione.

Non si può essere anticonformisti, dando voce al minculpop, vale a dire ai desiderata del padrone (il quale è a capo del governo, ha la proprietà quasi assoluta delle televisioni private e buona presenza in quelle di stato, seguito costantemente da segugi come Masi, Vespa e Scodinzolin), ed ha ridondanti conflitti d’interesse sia nell’acquisizione della pubblicità, sia per la vendita dei propri programmi ( a mezzo della Endemol spa) alla Rai.

Non si può essere stipendiati lautamente dalla tv pubblica, a spese del contribuente, per alleviare, magari, i bilanci privati in perdita delle imprese appartenenti alla famiglia Berlusconi.

E’ una posizione analoga a quella della Minetti, che lamentava di essere stata eletta al consiglio regionale per non pesare sul budget privato del premier.

Che anche la Minetti sia trasgressiva?

Noi pensiamo, piuttosto, che aveva ragione Montanelli, nel rilevare quanto gli italiani siano afflitti da servilismo, avendo una profonda vocazione a mettersi al servizio del padrone di turno, come ai tempi del ‘Franza o Spagna purché si magna’.

Il buon Ferrara, simpatico (a volte) ed intelligente giornalista, sa benissimo che non si può essere anticonformisti con licenza dei superiori.

 

 

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