Siamo tutti orfani

Anche senza volerlo, siamo costretti a seguire le circonvoluzioni della politica e gli spettacoli poco edificanti che ci offre giorno per giorno.

Sappiamo bene tutti che cos’è questa crisi: un dramma per milioni di famiglie sparse un po’ dappertutto nel globo, mentre    politici e banchieri arrabattano come possono per dare una qualche speranza ai governati. Tra tutte le classi dirigenti emerge purtroppo per insipienza quella del nostro disgraziato paese e alle nuove generazioni non rimane che aspettare un miracolo per uscire dalla palude della corruzione e del malaffare.

 L’annuncio trionfale del nuovo accordo tra le varie componenti del governo, con la strabiliante assicurazione che i comuni potranno continuare a spendere ancora grazie all’aumento dell’Irap e che le province continueranno a sperperare inutili risorse in attesa, campa cavallo!, di una legge di riforma costituzionale, mentre le pensioni d’anzianità non verranno toccate ed il contributo di solidarietà forse salterà per i bassi redditi (!) di 90.000euro l’anno,  fa ben sperare che la manovra finanziaria andra a buon fine.

Già.

Ma quale fine?

Francamente non si capisce che cos’abbiano da ridere Calderoli con il suo faccione da oste buono e Maroni con l’aria spaesata di un profugo egiziano, è costretto a manifestare ottimismo, nonché il ridanciano Alfano, con tutti i dentoni in mostra, teso a sottolineare un’unità d’intenti ritrovata, pur  sapendo, ognuno di noi, trattarsi di un grande bluff e di un’ennesima presa in giro per il popolo minuto.

Se ragioniamo un poco su due o tre fatti essenziali ci renderemo conto immediatamente  quanto da oggi siamo più poveri, e come saremo costretti e a pagare altre tasse ed imposte, riducendoci ad essere orfani di padre.

I partiti infatti non ci sono più come strumenti del bene comune: al loro posto c’è un teatrino dei pupi, che mette in ombra il più rinomato spettacolo siciliano di marionette.

L’Europa ed il mondo avanzato ci chiedono di debellare il debito pubblico.

Come si fa?

La buona casalinga ed il diligente capo famiglia, con un po’ diserietà, tagliano le spese seguendo le regole basilari dell’economia domestica tradizionale; allo stesso tempo, cercano di far lavorare anche i figli disoccupati, per aumentare il reddito di casa.

In buona sostanza, se noi siamo un paese capitalista (o quasi) e vogliamo restare all’interno di un sistema di alleanze con problemi e programmi comuni agli altri paesi, cosiddetti sviluppati, dovremmo tentare, in ogni modo, di eliminare il disavanzo di bilancio, tagliando i rami secchi della burocrazia del e delle aziende pubbliche allo sfascio, i carrozzoni partitocratici fonte di ruberie e di conti in rosso destinati a crescere costantemente, evitando d’imporre nuove esose estorsioni al cittadino.

E invece come si comportano i responsabili della maggioranza e dell’opposizione?

Tengono fermi i privilegi ed il  clientelismo, per rimanere in sella ad un asino tanto spelacchiato e malnutrito da non riuscire più a tirare la carretta della nostra economia.

 La coalizione governativa fa buon viso a cattivo gioco, ben sapendo che non dureranno nel tempo misure provvisorie ed inefficaci, che non incoraggiano i ceti produttivi. E gli oppositori o farfugliano discorsi confusi e poco credibili o s’inventano l’ennesimo sciopero per manifestare qualche rantolo durante l’agonia finale.

Segni di vitalità non se ne vedono ed i poveri cristi dei sudditi non sanno da che parte e a quale santo votarsi.

Tutti orfani senza speranza. 

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