Archive for the ‘civiltà’ category

Sense of humour

gennaio 15, 2014

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Il senso del distacco è il presupposto essenziale per esercitare il sense of humour nella vita quotidiana.

Credo sia stato Luigi Pirandello il primo ad analizzare con acume la natura dell’umorismo, inteso sostanzalmente come visione malinconica della realtà, prospettiva di vita fondata essenzialmente sul disincanto, riflessione profonda sul paradossi dell’esistenza.

Il genio del drammaturgo siciliano forse non è stato ancora  compiutamente esplorato, ma le sue intuizioni sono sovrastanti su tutti gli altri tentativi d’interpretazione occidentale di questo fenomeno culturale inteso nel senso più ampio

Solo chi ha acquisito, in una certa misura, l’allontanamento dalle illusioni temporali, può essere in grado di cogliere la leggerezza e la vanità dell’esistenza, oltre gli aspetti più appariscenti, caduchi ed evanescenti della quotidianità, per una dimensione più saggia, equilibrata e sorridente dei rapporti umani.

Se non fossimo presuntuosi e ignoranti, schiavi del narcisismo più grossolano, indotto dalla civilizzazione (industriale e post industriale), ci accorgeremmo del valore insostituibile dello humour, sempre più raro nell’epoca del laicismo, della logica razionalista, dello scientismo supponente, del positivismo becero e distruttivo.

Cantautori e poeti, artigiani ed artisti.

aprile 2, 2013

La Pasqua ha portato via con sé alcune persone care e volti conosciuti nel mondo dello spettacolo come Jannacci e Califano, entrambi cantautori di successo, definiti dai mass- media poeti.

Il linguaggio adoperato dai mezzi di comunicazione è spesso nella società contemporanea ambiguo ed Immagineetimologicamente contraddittorio.

Se ricordiamo bene, la parola poeta sta ad indicare un personaggio che crea un’opera d’arte, dalla poesia alla letteratura, dalla pittura alla scultura, alla musica.

Ma quale musica e quale poesia?

Siamo in grado oggi di stabilire chi saranno i classici di domani, cioè quei soggetti che, sorretti da profonda ispirazione artistica, col trascorrere del tempo, siano in grado di lasciare un segno esteticamente duraturo ?

In un eccesso di magnanimità, dettata dall’emozione del momento o dalla retorica di massa, siamo portati a considerare generi come la musica leggera (della quale nessuno disconosce rilevanza e dignità, nell’ambito del costume di un’epoca), interscambiabili con modelli stabilmente integrati nel mondo della cultura e dell’arte, categorie intellettuali affidate alla valutazione inappellabile della storia  della civiltà e alla insuperabile sopravvivenza nel tempo.

Possiamo equiparare Foscolo a Celentano o Mozart a Vecchioni?

Una domanda del genere non si pone nella società dell’immagine e nel predominio della televisone e  dei miti da essa creati insieme con il cinema,  la stampa ed internet.

Eppure conviene che un interrogativo mantenga nel suo pregnante ed ineludibile significato: quando finisce l’artigiano e quando nasce l’artista?

Sardegna Arcaica

agosto 22, 2008

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Proprio in questo periodo di flagello turistico, in cui tengono banco le polemiche tra la Santanché e Briatore sul primato della cafoneria al Billionaire, il locale più in di Porto Cervo, di cui sono entrambi soci, consentiteci di allontanarci dall’atmosfera mondana e volgaruccia della Costa, per fare una breve puntata a Siligo, un paese dell’interno della Sardegna, sede di un moderno planetario ed appartenente al Logudoro, antico granaio dei tempi dei romani , dove ancora si coltivano gli usi antichi, si ammirano paesaggi meravigliosi e si conserva una natura incontaminata e rigogliosa.

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La cittadina ebbe la ventura di dare i natali alla cantante Maria Carta, ormai scomparsa, alla

quale ha dedicato un museo.

La sua bellissima voce è incisa nella memoria dell’Isola più vera ed autentica, quella che mantiene ancora, nonostante un certo turismo mordi e fuggi o, semplicemente consumista, o da neo-ricchi sfilatasnob e triviali la incontaminata nobiltà.

Ci piace richiamare l’Ave Maria, cantata da Maria Carta in lingua sarda, derivata dal latino, è un simbolo di quella terra arcaica che sopravvive alla mondanità, ai guasti della politica, al decadimento del buon gusto, alla mancanza di educazione, alla perdita del senso della bellezza e al tramonto dell’eleganza e della sobrietà dei costumi. 13

Niente di meglio farvi riferimento in questo mese, denso di significati culturali e spirituali, contro lo sbracamento selvaggio e barbarico dei gavettoni e dei night, turpi raccoglitori di rumori e 3persone sguaiatissime ed incolte.

Una civiltà superiore

novembre 17, 2007

L’emerito Prof. Giuseppe Branca, illustre docente di Diritto romano ed apprezzatissimo Presidente della Corte Costituzionale, oltre a distinguersi per l’inconfondibile tono di voce (tanto da meritarsi l’affettuoso appellativo di “trombetta”, come raccontava mio padre) e la facondia del linguaggio, era dotato di un finissimo senso dell’umorismo e di un’appoccio ironico nei confronti della variegata complessità del mondo.

Un suo amico avvocato, vicino di casa, ebbe a raccontarmi, poco tempo fa, un aneddoto di quando l’esimio giurista era ancora in vita e che mostra quanto fosse divertente e stravagante la sua personalità.

Nei pressi della sua abitazione a Roma, aveva sede l’ambasciata di non so quale governo africano di recentissima indipendenza.

L’ambasciatore di quel paese, esponente di spicco di un’influente ed antica tribù, ebbe la ventura di litigare ferocemente con la propria suocera, per ragioni di vitale importanza o per gli affari dello Stato che rappresentava all’estero o per i propri personali interessi.

Una contese verbale furibonda s’ingaggiò tra i due, tanto da far considerare al’uomo come unica praticabile soluzione, quella di porre fine alla querelle e alla permanenza della donna nella propria dimora col metodo spicciativo e decisionista tipico dell’antica consuetudine e della cultura del proprio popolo: il cannibalismo.

E difatti il diplomatico chiuse la discussione, divorando il proprio familiare in un discreto e veloce banchetto, alla presenza di pochi intimi.

Gli echi della riunione conviviale giunsero peraltro all’orecchio del chiarissimo accademico, il quale ebbe a commentare icasticamente: i cannibali? Una civiltà superiore!

L’affermazione di Peppino Branca mi è venuta in mente alla lettura di una summa del pensiero del celebre antropologo Malinovskij, il quale al termine di lunghe e laboriose ricerche sul campo, presso comunità tribali delle ex colonie occidentali, disprezzando l’atteggiamento indifferente dei bianchi nei confronti delle popolazioni colonizzate, era giunto alla conclusione che non esistono civiltà superiori ed inferiori, ma solo culture differenti.

Non nascondo il mio stupore di fronte al pensiero del pur nobile antropologo, ma in materia la penso come l’indimenticabile Professore che, accompagnato nell’arco della propria esistenza e della laboriosa attività di studioso, da un’indefettibile concezione della vita progressista ed  egualitaria, di suocere, evidentemente, se ne intendeva parecchio.