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Ambiguità clericale e sciopero fiscale

agosto 25, 2007

Il discorso di Tarcisio Bertone, al meeting di Rimini, è un caso esemplare di ambiguità clericale, che avrebbe potuto esser fugata con precisazioni e richiami a quella che, tradizionalmente, è stata la posizione della Chiesa in
materia, felicemente sintetizzata dal salmaticense Pedro Fernandez de Navarrete, fin dal Rinascimento, con la frase:

“Il solo paese piacevole è quello in cui nessuno teme gli esattori”.

 

 

Di questa mancata chiarezza ha subito approfittato il premier volpone,
aumentando la confusione e l’incertezza, dopo l’indebita appropriazione delle
parole del cardinale da parte della Lega. Ma tant’è. Nel paese dei tatticismi e
dei trasversalismi, dei trasformismi e degli equilibrismi, c’è poco d’aspettarsi
perfino dall’Istituzione ecclesiastica, storico contraltare dello Stato, la quale,
in quest’occasione, per non pronunciare parole chiare, probabilmente
avrebbe fatto bene a tacere sull’argomento.

 

Avrei preferito che il centrodestra, nel suo insieme, avesse proposto
programmaticamente un’alternativa al sistema fiscale dell’attuale Governo,
da portare all’attenzione dell’opinione pubblica, ribadendo quei principi
“rivoluzionari”, posti alla base della “disobbedienza civile” teorizzata da Miglio
e Thoreau, ed estremamente utili a preparare un’azione politica diretta a
realizzare una più equa distribuzione delle risorse pubbliche ed un apparato
amministrativo rinnovato ed efficiente, sottraendo al Moloch statale,
regionale, locale, le inesauribile le fonti di sperperi e disservizi.

 

 

I cittadini non vogliono slogan od operazioni di marketing od interventi di
chirurgia estetica col contributo delle vispe terese di turno (tanto
appariscenti quanto fallaci), ma di un piano di riforme sostanziali, che li
induca a non cedere alle tentazioni dell’antipolitica, né a mantenerli succubi
dei poteri forti, che trovano insuperabile espressione in questa classe dominante.