Archive for the ‘Costume e società’ category

Meditazione

gennaio 20, 2014

Questa della meditazione, direttamente importata dal buddismo magari occidentalizzato, un po’ come lo yoga o addirittura il Kamasutra, sta diventando una moda sempre più diffusa.

I civilizzati uomini e donne delle contrade europee e nord americane sentono evidentemente l’insufficienza o l’inadeguateza della Kultura dei propri paesi, e la mancanza di un orizzonte spirituale limpido li fa approdare ad altre dottrine. Altri testi, altri guru, altre pratiche ( e dire che in campo cristiano per chi volesse dedicarvisi con un minimo di serietà e convinzione, le strade per approfondire la propria intimità e coltivare lo studio dell’anima non mancano di certo).

Le nuove tendenze  dilagano sul web i giornali le tivù la radio e le rubriche dei settimanali trendly, sicché qualsiasi provincialotto, senza differenza di genere (com’è d’uso ormai da qualche lustro, imponendosi la regola dell’indifferenziazione per tutte le specificità in primis sessuali, si sente abilitato a dare lezioni al prossimo con il suo stile di vita avanzato e coerente con i canoni del lifestyle corrente, quello cioè della scimmia ammaestrata.

E’ frequente, in questi tempi sbrindellati, incappare nel neofita o nella neofita di turno che si atteggia a femme savante o meglio a miss so tutto io e quel che faccio è perfetto manco a dirlo!.

Leggiadre e meno leggiadre figure femminili, stufe di spadellare in cucina o di rassettare la propria dimora, hanno scoperto che per non passare del tutto inosservate, è d’uopo mettere in mostra la propria conoscenza di testi orientali, l’ iscrizione all’ultimo club del sutra del loto, la militanza a favore degli animali, dei derelitti, di piante ed alberi esotici, la preferenza per il tè verde o nero, e soprattutto l’ inclinazione per la meditazione, a dispetto della società dei consumi, salvi, beninteso,  i film d’autore o quelli d’essai, le allegre serate con gli amici a base di birra ed hot dog ed altre piacevoli amenità da radical chic.

Insomma è un immenso potpurrie carnevalesco quello che la società odierna, anche in paesi affaticati dalla crisi come l’Italia, ci presenta nel più puro stile globalizzato…

Eh sì, proprio globalizzato.

Perché, infatti, chi volesse seriamente meditare ed occuparsi con intima completa adesione delle dottrine sapienzali, non dovrebbe avere tanti altri spazi imposti dal vivere mondano.

Si medita e basta.

Chi è impegnatissimo nel fare. Nell’attivarsi in iniziative politiche, simil culturali ed intellettuali e nel contempo sbava il venerdì sera per la pizza o il sushi o il ristorantino cinese ed il capolavoro di Paolo Virzì, forse farebbe bene a lasciar perdere i mantra e i circoli filo-buddisti e rassegnarsi ad essere quello che è. Un borghesuccio piccolo piccolo.

Cantautori e poeti, artigiani ed artisti.

aprile 2, 2013

La Pasqua ha portato via con sé alcune persone care e volti conosciuti nel mondo dello spettacolo come Jannacci e Califano, entrambi cantautori di successo, definiti dai mass- media poeti.

Il linguaggio adoperato dai mezzi di comunicazione è spesso nella società contemporanea ambiguo ed Immagineetimologicamente contraddittorio.

Se ricordiamo bene, la parola poeta sta ad indicare un personaggio che crea un’opera d’arte, dalla poesia alla letteratura, dalla pittura alla scultura, alla musica.

Ma quale musica e quale poesia?

Siamo in grado oggi di stabilire chi saranno i classici di domani, cioè quei soggetti che, sorretti da profonda ispirazione artistica, col trascorrere del tempo, siano in grado di lasciare un segno esteticamente duraturo ?

In un eccesso di magnanimità, dettata dall’emozione del momento o dalla retorica di massa, siamo portati a considerare generi come la musica leggera (della quale nessuno disconosce rilevanza e dignità, nell’ambito del costume di un’epoca), interscambiabili con modelli stabilmente integrati nel mondo della cultura e dell’arte, categorie intellettuali affidate alla valutazione inappellabile della storia  della civiltà e alla insuperabile sopravvivenza nel tempo.

Possiamo equiparare Foscolo a Celentano o Mozart a Vecchioni?

Una domanda del genere non si pone nella società dell’immagine e nel predominio della televisone e  dei miti da essa creati insieme con il cinema,  la stampa ed internet.

Eppure conviene che un interrogativo mantenga nel suo pregnante ed ineludibile significato: quando finisce l’artigiano e quando nasce l’artista?

Tutti filosofi

settembre 21, 2012

Proliferano i convegni, i siti web, i gruppi, le confraternite di filosofi. Essi si rivolgono ad una umanità fortemente variegata e senza limiti di età né di generazioni per far affiorare (dicono) una nuova consapevolezza ed una crescita intellettuale e sociale nell’era tecnologica.

S’inaugurano festival filosofici, alla cui ribalta si affacciano personaggi sconosciuti e pretenziosi, che, magari, hanno pubblicato a proprie spese un libro di argomento incerto e dai contorni evanescenti, ma che dell’arte di ragionare non ha nulla, ad esclusione forse  del solo  titolo.

Le conventicole aperte a tutti, trascorrono tempi preziosi per la lettura lo studio e la meditazione in dispute sul sesso degli angeli e la parità fra tutti gli animali della terra, compresi gli umani.

Gli eventi annunciati dalla gran cassa dei giornali come strepitose iniazitive atte a diffondere il verbo di Socrate, si rivelano poveri stratagemmi per un po’ di pubblicità: tutto fumo e niente arrosto.

La civiltà dello spettacolo ha prevalso su tutto lo scibile: conta più una messa in scena fantasmagorica che un serio dibattito sulla società di massa, alla luce di tesi seriamente fondate su letture e ricerche approfondite.

I filosofi in erba avanzano, ma di loro non resterà nulla, se non il fastidioso ricordo di aver aumentato la confusione delle idee e la presunzione del ‘signorino soddisfatto’ di orteghiana memoria.

Ancora una volta è meglio non prestare orecchio alle sirene di un mondo fasullo e vacuo che rotola all’insegna dell’improvvisazione verso la palude della più stupida e delittuosa banalità.

Un satiro senza scettro

agosto 31, 2011

Non credo si potrà stabilire la verità dei fatti su Dominique Strauss- Kahn.

Acconteniamoci quindi di quella giudiziaria e lasciamo che il personaggio torni a vivere una vita per quanto possibile normale anche se politicamente distrutta.

Sotto il profilo umano Strauss-Khan è comunque un singolare uomo di potere, il quale, forse per supponenza, si è probabilmente poco preoccupato dei possibili scandali derivanti dalla sua condotta in campo sessual-sentimentale.

La sua figura è stata peraltro difesa da un’altra donna di colore, la quale ha affermato che Dominique non ha bisogno di usare violenza sulle femmine per ottenerne i favori: egli ha tali e tante risorse seduttive che l’altro sesso è disposto a cedergli con entusiasmo e riconoscenza.

Una contromossa propagandistica quella della sua ex giovane amante? E del resto cosa potrebbe pensarsi della fedele, solidale e diuturna presenza al suo fianco dell’ancora piacente (e potente) moglie in carica.

Chi può dire nulla al riguardo?

A vederlo ora, un po’fiacco e debilitato dalla battaglia giudiziaria appena conclusa, appare difficile pensare che sia un satiro che conquista. Ma diamo tempo al tempo e vedremo se si riprenderà lo scettro… **

Siamo tutti orfani

agosto 28, 2011

Anche senza volerlo, siamo costretti a seguire le circonvoluzioni della politica e gli spettacoli poco edificanti che ci offre giorno per giorno.

Sappiamo bene tutti che cos’è questa crisi: un dramma per milioni di famiglie sparse un po’ dappertutto nel globo, mentre    politici e banchieri arrabattano come possono per dare una qualche speranza ai governati. Tra tutte le classi dirigenti emerge purtroppo per insipienza quella del nostro disgraziato paese e alle nuove generazioni non rimane che aspettare un miracolo per uscire dalla palude della corruzione e del malaffare.

 L’annuncio trionfale del nuovo accordo tra le varie componenti del governo, con la strabiliante assicurazione che i comuni potranno continuare a spendere ancora grazie all’aumento dell’Irap e che le province continueranno a sperperare inutili risorse in attesa, campa cavallo!, di una legge di riforma costituzionale, mentre le pensioni d’anzianità non verranno toccate ed il contributo di solidarietà forse salterà per i bassi redditi (!) di 90.000euro l’anno,  fa ben sperare che la manovra finanziaria andra a buon fine.

Già.

Ma quale fine?

Francamente non si capisce che cos’abbiano da ridere Calderoli con il suo faccione da oste buono e Maroni con l’aria spaesata di un profugo egiziano, è costretto a manifestare ottimismo, nonché il ridanciano Alfano, con tutti i dentoni in mostra, teso a sottolineare un’unità d’intenti ritrovata, pur  sapendo, ognuno di noi, trattarsi di un grande bluff e di un’ennesima presa in giro per il popolo minuto.

Se ragioniamo un poco su due o tre fatti essenziali ci renderemo conto immediatamente  quanto da oggi siamo più poveri, e come saremo costretti e a pagare altre tasse ed imposte, riducendoci ad essere orfani di padre.

I partiti infatti non ci sono più come strumenti del bene comune: al loro posto c’è un teatrino dei pupi, che mette in ombra il più rinomato spettacolo siciliano di marionette.

L’Europa ed il mondo avanzato ci chiedono di debellare il debito pubblico.

Come si fa?

La buona casalinga ed il diligente capo famiglia, con un po’ diserietà, tagliano le spese seguendo le regole basilari dell’economia domestica tradizionale; allo stesso tempo, cercano di far lavorare anche i figli disoccupati, per aumentare il reddito di casa.

In buona sostanza, se noi siamo un paese capitalista (o quasi) e vogliamo restare all’interno di un sistema di alleanze con problemi e programmi comuni agli altri paesi, cosiddetti sviluppati, dovremmo tentare, in ogni modo, di eliminare il disavanzo di bilancio, tagliando i rami secchi della burocrazia del e delle aziende pubbliche allo sfascio, i carrozzoni partitocratici fonte di ruberie e di conti in rosso destinati a crescere costantemente, evitando d’imporre nuove esose estorsioni al cittadino.

E invece come si comportano i responsabili della maggioranza e dell’opposizione?

Tengono fermi i privilegi ed il  clientelismo, per rimanere in sella ad un asino tanto spelacchiato e malnutrito da non riuscire più a tirare la carretta della nostra economia.

 La coalizione governativa fa buon viso a cattivo gioco, ben sapendo che non dureranno nel tempo misure provvisorie ed inefficaci, che non incoraggiano i ceti produttivi. E gli oppositori o farfugliano discorsi confusi e poco credibili o s’inventano l’ennesimo sciopero per manifestare qualche rantolo durante l’agonia finale.

Segni di vitalità non se ne vedono ed i poveri cristi dei sudditi non sanno da che parte e a quale santo votarsi.

Tutti orfani senza speranza. 

L’ossessione della politica

agosto 24, 2011

Una monomania manifesta e diffusa è il convolgimento di moltissimi strati della società nella politica ed in particolare in quella cofezionata dai vari partiti, che siedono in parlameno o fuori di esso, nelle piazze, in varie conventicole dalle strutture e dalle attività più disparate, spesso accomunate dall’etichetta culturale ( di mera facciata e di altra sostanza ).

Da tempo si attende una maturazione dell’opinione pubblica, che invece dimostra, nonostante la caduta delle ideologie, di essere molto legata agli idola degli ismi, cioè ai tabù del passato più o meno recente, difficili da violare o distruggere.

Si tratta di totem come l’eguaglianza la democrazia la giustizia l’eguaglianza sociale, la stessa libertà, vagamente intesa, i quali vorrebbero ancora esprimere delle parole d’ordine o comandamenti per l’uomo- massa.

Quest’ultimo, avendo del tutto perso il senso del sacro, ha come unica consolazione o speranza la via politica alla salvezza universale.

Peccato si tratti di illusioni dure a morire e ad essere sdradicate, il cui unico scopo è solo quello di tenere incatenati i cittadini

Sono le moltitudini  acritiche, in preda alle manipolazione dei mass-media, dominate dagli slogan e senza una bussola, che affidano il proprio futuro alle stregonerie dei partiti, non rendendosi conto che si tratta di apparati ben organizzati,  adusi a captare la benevolenza delle folle , con il sistematico esercizio della demagogia. Sono molti gli sprovveduti in cerca di una fede che sostituisca quella religiosa e che paiono contare nelle parrocchie ideologiche più che sul trascendente e la metafisica o più semplicemente in una serena, disincantata visione del reale. Quant’è difficile rendersi liberi…

Buon compleanno Martina !

agosto 9, 2011

Un breve trafiletto della cronista dell‘Unione Sarda, uno zuccherino elogiativo dellacontessa, mi porta alla mente il momento in cui, ancora giovanotto, conobbi la mitica Marta Marzotto, ex operaia di carattere e d’ingegno,  nonché abile managerdalle infinite pubbliche relazioni nei luoghi più à la page del turismo internazionale, ivi compresi Porto Cervo e Porto Rotondo.

Assunto da poco un incarico di ferma responsabilità pubblica, in Sardegna, mi ero trovato alle prese con alcuni problemi di compatibilità di svariati insediamenti, esistenti lungo il litorale dei VIP, con la normativa vigente, scoprendo, quasi per caso, a seguito di precisa e circostanziata segnalazione, che molte strutture turistiche erano sorte per ‘amore del mare verticale’ (cioè per comodità propria), senz’alcuna autorizzazione.

Passati al setaccio i vari interventi effettuati nel tempo, ignorando la presenza di stato e regione, di autorità marittime e di tutela del paesaggio, era inevitabile intraprendere un’azione riparatrice che liberasse dagli abusi ciò che ancora s’identificava con il demanio, proprietà ad uso collettivo per sua stessa natura e definizione.

Non so come, ma, nonostante la discrezione dell’attività amministrativa messa in atto dall’Ufficio che rappresentavo, i nomi noti dei protagonisti coinvolti nella vicenda venne alla luce sui giornali, con un battàge del tutto imprevedibile, ponendo in primo piano diversi personaggi della vita mondana, economica e sociale dell’epoca, fra i quali spiccava l’innovativa stilista, ancora per qualche verso legata al celebreRenato Guttuso, le cui tracce erano significativamente presenti nell’alloggio estivo dell’emergente creatrice di moda.

Una serie di telefonate di amici e conoscenti e di funzionari di rango fece da battistrada, per così dire, al nostro incontro durante una cerimonia di premiazione in Costa Smeralda, avendo così l’occasione di conoscere personalmente la fascinosa nobildonna: appena la vidi, mi affrettai ad un rituale baciamano e a sorriderle, date le circostanze, con contenuta simpatia. La signora non esitò un attimo a qualificarmi come un rompiscatole giovane e bello, a differenza di quanto ella stessa aveva fino a quel momento immaginato, cioè un tipaccio vecchio ed incazzoso.

Superata la fase preliminare, mi prese in disparte per rifilarmi alcuni pistolotti su quello che, a suo dire avevo combinato.

Ma come? Una pioniera della Costa (che amava profondamente) era stata ignorata dalla comunità locale e dalle istituzioni come tutrice generosa e grande aficionadadell’isola?

Lo sapevo o no, che dopo aver causato quel tale pandemonio,  lei sarebbe rimasta senza la casa prediletta?

E che fine avrebbero fatto le piante di ginepro, premurosamente inaffiate per maggior attenzione, addirittura, con l’acqua minerale?

Sentendomi un po’ imbarazzato da quel pur prevedibile j’accuse, le dissi, con un pizzico d’ironia, che, lasciata la sua dimora smeraldina, per la demolizione di unadépendance e di un pontile per l’ormeggio di natanti di  sarei stato lieto di ospitarla con grande piacere, se si fosse accontentata, nella mia più modesta, ma accogliente, dimora familiare.

Meravigliato altresì dal suo pollice verde, fui nondimeno curioso di sapere se i regali esemplari del  suo giardino erano curati con acque oligominerali naturali, gassate od effervescenti… rimanendo purtroppo senza precisa risposta.

Aggiunse, peraltro, che avrebbe volentieri continuato la conversazione a casa sua, quando lo avessi voluto, con la contemporanea presenza del sindaco e del direttore dei servizi del  consorzio   e l’affabile accompagnatrice della serata, la seducente, abbronzatissima, Florinda Bolkan (anch’ella inconsolabile peccatrice edilizia). Ci salutammo con quell’intesa, mai realizzata, ricevendo un graziosissimo bigliettino, sul quale aveva disegnato un cuoricino, quale divertente cornice del suo numero di telefono.

La storia dell’irregolarità, ovviamente. fece il corso prestabilito dall’ortodossiadell’ordinamento , ma la regina dei salotti non manca mai dalla sua abituale piccola reggia di Porto Rotondo, attorniata dalla preziosa vegetazione mediterranea.

Al di là dei diversi ruoli che il destino ci affidò, anch’io voglio oggi ricordare con affetto la sempre leggiadra Martina, augurandole un felice compleanno e una lunga stagione di serenità e di gioie.

Martina