Archive for the ‘decadenza’ category

Partitocrazia e Referendum

novembre 23, 2016

Partitocrazia

Mi chiedo se le cose siano cambiate in Italia dall’uscita del libro di Mario Guarino e mi pare di poter rispondere negativamente e pessimisticamente.

Con ogni probabilità, la situazione è andata precipitando sempre di più.

Ora, in uno stato moderno. dovrebbe essere prima preoccupazione di chi governa, limitare, almeno, ruberie ed intrallazzi, ma il busillis sta proprio in questo: la partitocrazia, e il regime che ne deriva, vanno in una direzione opposta al risanamento morale, in quanto è proprio dalla finta democrazia dei partiti che nasce la corruzione e  dagli esempi della casta si trae l’idea del predominio, a tutti i livelli,  dell’intrallazzo, mentre ed è imbecille chi lo contrasta.

Ormai si tratta di una malattia endemica, che nessuna riforma scritta dai partiti  potrà mai attuare, sia nel nome della Costituzione o dello Stato di diritto.

E allora,  cosa c’è da aspettarsi dalla prossima consultazione eletterale?

Se vince il sì, si sarà data una riverniciatura di facciata, non migliorativa né l’aspetto né della sostanza delle nostre istituzioni le quali, fra l’altro, grazie al senato modificato nella composizione e nella nomina dei suoi membri, sarà sempre più preda delle camarille locali e degli impulsi particolaristici, con veti e ricatti incrociati per la difesa di clientele e voti di scanbio. (altro…)

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Recessione

dicembre 15, 2011

Non ve n’eravate accorti? Siamo in recessione.

L’annuncio è ufficiale e come tale appare ipocrita e tendenzialmente perverso.

Attentati, denunce, proclami si accompagnano alle solite lamentazioni diffuse e trasversali alle varie classi sociali.

La verità è che siamo in piena regressione antropologica: si moltiplicano gli insulti e gli atti di violenza l’emulazione dei criminali pare avere il sopravvento. Tutti rubano o vorrebbero rubare.

Non ci sono regole, o meglio s’insinua ogni giorno di più la legge della giungla.

Questa società è dissestata e divorata dai roditori.

Più che uomini si vedono topi.

La guerra del Capodanno

gennaio 2, 2009

fuochi dAll’indomani del capodanno, è facile constatare come si sia allineati alla tradizione italica in quanto a numero di virttime dei botti: quattrocento feriti ed un morto sono il risultato della guerra di fine anno.

Esse si accompagnano alle ottomila degl’incidenti stradali nell’ultimo decennio, cui si aggiungono quelle della droga e della lotta di mafia.

L’alba del 2009, al di là degli auspici verbali che ciascuno di noi non rinuncia a formulare, non è fausta per nulla.

I superstiti delle classi medio-piccole ormai annaspano.

Dopo la tassazione predatrice è giunta una crisi economica epocale, alla quale la politica, senza distinzione tra destra e sinistra, imprigionata dalla burocrazia e dal sistema bancario, non sa dare risposte adeguate, con tutto il rispetto per i provvedimenti  minimi adottati a favore dei ceti più deboli, grottescamente invitando a consumare, magari indebitandosi…

L’esortazione ha avuto successo. Infatti le somme spese per cenoni e festeggiamenti hanno superato quelle dell’anno decorso, ma purtroppo anche questo fatto non è che un segnale di disagio.

Ormai una società come la nostra, priva di punti di riferimento, non trova altro modo di reagire che rifugiandosi nel più bieco materialismo egocentrico.

Le parole di Benedetto XVI hanno il suono della verità, per credenti e no, laddove denunciano i disastri di una globalizzazione che dimentica l’ etica.

Al di là di alcune manifestazioni di solidarietà sociale, di rispetto dell’altro e di onestà individuale, il panorama generale è desolante.


Schiavi di bande di grassatori, impadronitesi della pubblica amministrazione, che gestiscono la burocrazia come un affare personale, ai cittadini è data soltanto la possibilità di esercitare la furbizia come sistema di vita, a danno dei pochi esemplari di gente onesta e di una corretta relazione tra istituzioni e soggetti privati, in un crescente degrado e disfacimento dello Stato e della massima noncuranza per l’interesse generale.

Basta guardarsi attorno per vedere come il mancato rispetto delle regole in ogni campo, il malcostume pervadente, sia divenuta l’unica norma da seguireLa lettura di “Cabaret Voltaire” di Pietrangelo Buttafuoco, pur con tutte le riserve in materia di salvaguardia delle libertà individuali e collettive, è un’utilissima disamina della desertificazione dell’Occidente e dell’Italia in particolare.

La perdita del Sacro coincide con la distruzione delle radici e delle idee, del patrimonio culturale e dell’identità spirituale del vecchio continente, che da decenni non ha più un’anima.

Ora, in un mondo di cartapesta come questo non sono certamente i consumi a risollevare una comunità.

Ci vuole molto di più per una vera rinascita.

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