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Pietro Citati ha ragione

settembre 2, 2007

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Pietro Citati

Pietro Citati ha ragione a rifiutare il Tu generalizzato, esempio di maleducazione e di scorrettezza linguistica, frutto di un giovanilismo esasperato e di profonda mancanza di attenzione per il prossimo e la comunità.


 

Sotto la falsa impressione di una confidenza regalata a piene mani al primo venuto, quale criterio universale dell’approccio democratico, per troppo tempo abbiamo dovuto tutti , chi più chi meno, subire la violenza morale di una continuata e feroce lesione della personalità e dell’Io più recondito.

 

I regimi totalitari, per incoraggiare il livellamento tra gli individui ed abolire le differenze di classe, e soprattutto quelle naturali e biologiche, hanno inventato l’uso incondizionato del pronome più ambiguo e pericoloso, il vero cavallo di troia per l’abolizione del rispetto tra gl’individui e l’introduzione della schiavitu’ psicologica tra il potere ed i sudditi.

 

Arrivare a darsi del tu, un tempo, era una conquista: significava donare e meritare fiducia, avere debitamente constatato affinità e sicura propensione ad una buona e proficua frequentazione tra soggetti diversi, ma dotati della possibilità di stringere autentica amicizia, spirito di colleganza, senso di solidarietà.

 

Frutto di un sessantotto sgangherato e male interpretato, si è affermata un’abitudine spicciativa e volgare, che perfino Palmiro Togliatti disdegnava, con sprezzante senso del distacco dai militanti del partito dell’eguaglianza per antonomasia: il vecchio partito comunista-marxista-leninista.

 

Ci voleva uno scrittore colto e raffinato, dotato di una visione illuminata del mondo, a prendere il coraggio di condannare, pubblicamente e con fermezza, ancor più ammirevole, in un’epoca di assoluta promiscuità e contaminazione incalzante e pervasiva, questa pervicace e perniciosa diffusione del tu – miserabile viatico di ogni nefandezza proditoria, di ogni purulenta ed infettante intimità a tutti i livelli sociali, familiari, interpersonali, stolidamente incoraggiata fin dai banchi di scuola, con i poveri e maleodoranti esempi di un insegnamento privo di fondamenti civili e pedagogici, e massivamente rappresentato da classi di docenti, i quali hanno tutto da imparare e ben poco, o nulla, da insegnare.

 

Con questa presa di posizione, Citati ha guadagnato ancora stima e considerazione, per gli anni a venire, da parte di quanti respingono l’omologazione dei modelli e la massificazione dei comportamenti.