Archive for the ‘politica’ category

Partitocrazia e Referendum

novembre 23, 2016

Partitocrazia

Mi chiedo se le cose siano cambiate in Italia dall’uscita del libro di Mario Guarino e mi pare di poter rispondere negativamente e pessimisticamente.

Con ogni probabilità, la situazione è andata precipitando sempre di più.

Ora, in uno stato moderno. dovrebbe essere prima preoccupazione di chi governa, limitare, almeno, ruberie ed intrallazzi, ma il busillis sta proprio in questo: la partitocrazia, e il regime che ne deriva, vanno in una direzione opposta al risanamento morale, in quanto è proprio dalla finta democrazia dei partiti che nasce la corruzione e  dagli esempi della casta si trae l’idea del predominio, a tutti i livelli,  dell’intrallazzo, mentre ed è imbecille chi lo contrasta.

Ormai si tratta di una malattia endemica, che nessuna riforma scritta dai partiti  potrà mai attuare, sia nel nome della Costituzione o dello Stato di diritto.

E allora,  cosa c’è da aspettarsi dalla prossima consultazione eletterale?

Se vince il sì, si sarà data una riverniciatura di facciata, non migliorativa né l’aspetto né della sostanza delle nostre istituzioni le quali, fra l’altro, grazie al senato modificato nella composizione e nella nomina dei suoi membri, sarà sempre più preda delle camarille locali e degli impulsi particolaristici, con veti e ricatti incrociati per la difesa di clientele e voti di scanbio. (altro…)

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Il sagrestano stanco

marzo 11, 2011

Secondo Silvano Moffa, la diaspora non è finita.
”Il responsabile per eccellenza”(fu il primo ad abbandonare il presidente della camera dopo esser stato uno dei primi a seguirlo), la maggioranza si allargherà..

Ma chi è Moffa?
Permettetemi di dire che è ”Un sagrestano stanco”.
Dopo esser stato un perfetto ”Cavalier Servente” del fondatore del FLI, ora pare abbia acquisito un certo grado di autonomia e fa anche la predica ai suoi ex amici di partito.

Ricorda la buonanima di Aldo Moro, uomo politico di ben altra caratura, col solo difetto di essersi dedicato quando era al governo a ricercare, per tatticismo politico, spericolati equilibri dialettici con i partiti di sinistra, lui che proveniva dal GUF e nel dopoguerra si era distinto per collaborare egregiamente con il periodico neo-fascista ‘Rosso & Nero’ credeva in una stabilità fondata sul compromesso storico, ma con ben altro senso delle istituzioni, rispetto a coloro che gli succedettero.


A Moffa si attaglia la definizione che Gianna Preda , punta acuminata ed indimenticabile del ”Borghese”, diede al personaggio barese, in polemica per il suo filo-marxismo, quand’era presidente del consiglio, appellandolo ‘’sagrestano stanco”, forse perché dava l’impressione nei suoi discorsi un po’ soporiferi e prolissi e complicati da una sorta di retorica levantina, di parlare senza convinzione, con una terminologia un po’ bizzarra che non mancava di coniare parole e frasi tanto originali quanto oscure, del tipo ‘le convergenze parallele’,
passate poi alla storia come esempio di genialità politico-semantica.


Il leale amico di Fini, invece non ha dovuto né impegnarsi né esporsi troppo.


A seguito di un primo animato girovagare, con aria pacata e un po’ sorniona, ora invita gli ex colleghi a riflettere sulla presunta verità effettuale, secondo cui ci sono argomenti che la politica , quella alta e nobile, non può capire; occorre invece immergersi nella pragmatica realtà del Transatlantico, il corridoio dei passi perduti, dove contano maggiormente i fatti concreti rispetto alle motivazioni ideali.
E’ così che, con altri rispettabili responsabili, come la transfuga udc Siliquini e la mecenete della telematica Campus – Università Polidori, ha trovato le sue convergenze… e forse qualche nuova poltrona.


Perché non potrebbe capitare anche ad altri?

La Libia? Un pastrocchio

marzo 9, 2011

Il nostro ministro dell’interno, da quando sono cominciate le rivolte in Africa non è più lui.

Era convinto di aver sistemato tutto con la legge sull’immigrazione clandestina, facendo finta d’ignorare che vi erano problemi per le popolazioni sotto le varie dittature e che il problema di asili non esistesse.

Ora che la bomba gli è scoppiata nelle mani, mentre affannosamente cercava di confinare gli esiliati politici dai vari centri di accoglienza sparsi in Italia nel villaggio siciliano di Mineo, in modo da non poter più legare al nord la loro gestione, si ritrova invaso da migliaia di progughi e non sa da che parte girarsi per il rifiuto dei paese europei di condividere il fenomeno.

E allora che fa?

Se la prende con l’America.

Dice minacciosamente ad Obama di stare calmo e guai a parlare di sconfinamenti nei cieli o di missioni militari, per evitare il genocidio. E non si rende conto di sfiorare il ridicolo.

A lui interessa la lega ed è già tanto che si sia spostato al sud, per vedere la situazione nei luoghi sensibili, per dovere d’immagine e la notte non dorme al pensiero che l’orda magrebina possa invadere la padania compromettendo la campagna elettorale di Bossi con la conquista del federalismo fiscale. Chi può fronteggiare questa massa umana? Quasi quasi è meglio che vinca il raìs.

No sa letteralmente che pesci prendere anche perché il ministro degli esteri esterna concetti opposti ai suoi caldeggiando interventi in favore dei ribelli.

Un bel pastrocchio governativo, non c’è che dire.

Ai trasformisti di tutti tempi

agosto 17, 2008

Si è sempre detto che uno dei vizi nazionali è il trasformismo.

 

Purtroppo vero come ben sapeva il Trilussa,il quale, da par suo, ha descritto anche questo difetto italico, presente massicciamente nel nostro paese fin dai tempi dell’unificazione.

 

E’ da un po’ di tempo che quasi tutti gli esponenti di quasi tutti i partiti si dicono liberali, dall’estrema sinistra all’estrema destra.

 

 

Non posso giurarci, ma forse lo stesso Toni Negri non esiterebbe a definirsi tale, se potesse farlo impunemente.

 

 

Ho assistito ad una tavola rotonda sul sessantotto, e pareva che parlassero di un Dinosauro.

 

Invece è quell’animale primitivo è ancora tra noi: quella mentalità, allo stesso tempo, fondamentalista ed opportunista, che ha permesso a chi predicava, prima, la rivoluzione da salotto e, poi, il terrorismo e la lotta armata, ha consentito a molti ex rivoluzionari e progressisti di attraversare tranquillamente il guado e di fare carriera per sedersi in poltrone comode e redditizie all’interno dell’attuale establishment, come se niente fosse.

 

 

Ed ognuno si definisce ora

 

liberale, dimenticando il tempo in cui il termine equivaleva per lui e gli altri compagnucci ad una bestemmia.

 

 

Ma la libertà una categoria dell’animo e va ben al dilà delle ideologie, dei partiti, delle consorterie, dei club e dei traformismi.

 

 

Ci auguriamo che le parole di Trilussa possano servire ad individuare, a tutti i livelli, chi è autenticamente liberale nello spirito e nell’intelletto, nell’antica accezione umanistica, da chi non lo è e non lo sarà mai, nonostante i travestimenti ed i salti della quaglia in soccorso del vincitore, come diceva Flaiano.

 

“La cornacchia libberale”

 


Una cornacchia nera come un tizzo,
nata e cresciuta drento ‘na chiesola,
siccome je pijo lo schiribbizzo
de fa’ la libberale e d’uscì sola,
s’infarinò le penne e scappò via
dar finestrino de la sacrestia.

Ammalappena se trovò per aria
coll’ale aperte in faccia a la natura,
sentì quant’era bella e necessaria
la vera libbertà senza tintura:
l’intese così bene che je venne
come un rimorso e se sgrullò le penne.

Naturarmente, doppo la sgrullata,
metà de la farina se n”agnede,
ma la metà rimase appiccicata
come una prova de la malafede.
– Oh! – disse allora – mo’ l’ho fatta bella!
So’ bianca e nera come un purcinella…

– E se resti così farai furore:
– je disse un Merlo – forse te diranno
che sei l’ucello d’un conservatore,
ma nun te crede che te faccia danno:
la mezza tinta adesso va de moda
puro fra l’animali senza coda.

Oggi che la coscenza nazzionale
s’adatta a le finzioni de la vita,
oggi ch’er prete è mezzo libberale
e er libberale è mezzo gesuita,
se resti mezza bianca e mezza nera
vedrai che t’assicuri la cariera.
(Trilussa)

L’appello per il maggioritario

dicembre 7, 2007

Stamattina il rispettabilissimo On. Bruno Tabacci torna a parlare del proporzionale alla tedesca con sbarramento del 5% come il modello a cui riferirsi per salvaguardare le “quattro o cinque culture” presenti nel paese.

Non so se si tratti di una vocazione dell’intero polo liberaldemocratico di cui parla Ricolfi e del quale dovrebbe far parte lo stesso Tabacci E’ certo però che la dichiarazione va contro l’appello (pubblicato dal Sole 24 h ) al maggioritario sottoscritto da diversi studiosi e uomini di cultura, che ben possono ascriversi all’area moderata, menzionata da formiche.net.

 Ne ha fatto cenno anche oggi il curatore del mensile, Paolo Messa, a “Prima pagina” in onda su Raitre. Sarebbe utile sapere se il nuovo movimento, ipotizzato dal sociologo sulla “Stampa”, abbia fatto una scelta di campo essenziale per la modernizzazione del paese e la vittoria sulla partitocrazia, come quella che assicura un effettivo cambiamento dei metodi della prima e della seconda repubblica e un’autentica libertà dei cittadini nella scelta del governo, senza deleghe truffaldine al parlamento eletto.

E’ altresi interessante conoscere, a questo punto, se “il riso da cuocere”di cui parla la rivista a proposito della necessità di arrivare, per il bene comune, ad un “centro di gravità permanente” liberale e democratico, debba essere confezionato in salsa maggioritaria o proporzionale.

Un altro polo moderato?

dicembre 6, 2007

La pregevole rivista Formiche.net, si riallaccia ad un’articolo di Luca Ricolfi sulla Stampa, e vede positivamente la possibilità della nascita di un altro movimento di carattere liberaldemocratico, che riunisca esponenti di rilievo come Capezzone, La Malfa, Tabacci, Montezemolo, Draghi, etc., che eviti l’obbligo di rifarsi a due soli forni…

 Se continuasse l’ambivalenza, che contraddistingue l’attuale fase di costituzione del Popolo della libertà, col ritorno al proporzialismo della prima repubblica e, soprattutto, la mancata indicazione di un programma persuasivo, efficace e coinvolgente, per le aspettative dell’area moderata, l’ipotesi di un terzo soggetto politico, non è per nulla priva di significato, per intravedere altre prospettive, al di là delle miopi lotte da pollaio, a cui una parte del centro-destra sta riducendo il progetto iniziale di un’autentica rivoluzione culturale.

Con qualche dubbio sulla discesa in campo della Fiat…, sarebbe utile un’aggregazione di forze politiche riformiste e liberaldemocratiche, che lavorasse seriamente al rinnovamento delle istituzioni e alla modernizzazione del paese. Fra gli altri, mi viene in mente il rilevante contributo d’idee di un pensatore ancora attuale, come Bertrand de Jouvenel, un patrimonio ideale che potrebbe servire ad unificare partiti e movimenti, raggruppando personaggi pubblici ed esponenti della società civile, tuttora credibili sul piano intellettuale e della politica non politicante.

Ad esempio, perché non richiamare ad un impegno istituzionale più attivo lo stesso Mario Segni?

 Per evitare il ritorno al passato ed il pericolo di un neoconsociativismo, i tentativi di realizzare un altro “polo moderato” vanno comunque incoraggiati, purché trovino radicamento tra la gente e non siano operazioni di vertice, tenendo conto delle ragioni della cosiddetta “antipolitica”, della libertà dai “poteri forti” e di una seria volontà di superamento della “partitocrazia”.

Nuovi rapporti

dicembre 6, 2007

Renato Mannheimer ha presentato le sue proiezioni sulle percentuali di voti che i vari partiti potrebbero raccogliere in caso di elezioni nell’ipotesi di una riforma o col proporzionale tedesco o con quello spagnolo.

Certamente i risultati proposti al pubblico sono tutti da verificare.

 Ma se con buona approssimazione i partiti di centro-destra si presentassero disuniti, Il nuovo movimento di Berlusconi difficilmente raggiungerebbe da solo il quorum per governare, mentre il Partito Democratico sarebbe quello di maggioranza relativa intorno al 46%. 

Che cosa si può dedurre per il futuro dei moderati?

Che occorre instaurare nuove alleanze con i vecchi partiti della Casa della Libertà, Lega esclusa, per competere con possibilità di successo con il centro-sinistra.  

Il cavaliere farebbe bene a riallacciare i rapporti con gli ex alleati e dar vita al popolo della libertà senza ulteriori indugi. 

 Molti devoti sostenitori della svolta del predellino, ritengono di potercela fare da soli confidando nell’accordo tra Silvio e Walter, magari nella prospettiva di una grande coalizione.

E guardano con dispetto ad una ricucitura con Casini e Fini, magari facendo qualche passo indietro rispetto ad una rifondazione popolare di Forza Italia, che peraltro non può procedere al suo scioglimento, ma semplicemente confluire nel nuovo contenitore politico come dovrebbero fare AN e UdC.

  Solo con la riunificazione del centro-destra ed una compatta mobilitazione elettorale il leader dell’opposizione può vincere la battaglia, sfruttando anche le opportunità referendarie. 

La maggioranza degli elettori di quest’area non vuole liti da cortile.

Quando dico che non ci vogliono “liti da cortile”, intendo riferirmi al superamento delle contese meramente personalistiche, che non tengono conto della reale volontà dei moderati.

E’ un lusso che non ci si può permettere, se si vuol superare l’attuale impasse, evitando il ritorno alla prima repubblica.

Vi pare che ci siano senza pecche tra i capi dei partiti della vecchia CdL? 

 C’è qualcuno che ritiene veramente che il cavaliere non abbia commesso qualche imprudenza nello “strappo”, disorientando in parte, anche, i propri elettori e snobbando collaboratori di riguardo come, Ferdinando Adornato?

Il laboratorio creato con la fondazione liberal merita di essere trascurato, dopo anni di sapiente tessitura culturale, per elaborare un programma comune a tutte le componenti del centro-destra?

Senza idee e programmi di ampio respiro non si mantiene il consenso.

Gli umori della folla vanno incanalati e corroborati da valori e progetti di livello elevato.

Se il popolo della libertà vuole consolidare ed aumentare la propria presenza nella società e al governo deve rappresentare un’alternativa credibile ed efficace coinvolgente nei confronti della sinistra.

Altrimenti sarà una copia riverniciata di Forza Italia, con gli stessi difetti partitocratrici. 

 E poi non vi sembra che un programma condiviso e l‘esposizione di princìpi chiari ed iniziative da assumere nei prossimi mesi sia il modo migliore per fare i conti con i vecchi alleati, sconfiggendo gli alibi dei possibili nuovi partner. Io penso che, per vincere le battaglie, ci sia necessità di una strategia e non solo di una tattica e finora il cavaliere ha fatto solo mosse tattiche.

Il disegno strategico, per la concreta costruzione del “nuovo progetto politico”, a mio avviso, non è ancora chiaro ed ho l’impressione che, all’interno del neonato movimento, crescerà l’incertezza, se non si terrà conto delle percentuali di voto da raccogliere, con l’apporto degli altri partiti dell’ex Casa della Libertà, per ottenere la maggioranza alle elezioni.

I sondaggi sulle tendenze dell’elettorato, svolti da Mannheimer, reclamano, a tal fine una confluenza di AN e UdC, nel Popolo della libertà, per conquistare la vittoria.