Archive for the ‘potere’ category

Partitocrazia e Referendum

novembre 23, 2016

Partitocrazia

Mi chiedo se le cose siano cambiate in Italia dall’uscita del libro di Mario Guarino e mi pare di poter rispondere negativamente e pessimisticamente.

Con ogni probabilità, la situazione è andata precipitando sempre di più.

Ora, in uno stato moderno. dovrebbe essere prima preoccupazione di chi governa, limitare, almeno, ruberie ed intrallazzi, ma il busillis sta proprio in questo: la partitocrazia, e il regime che ne deriva, vanno in una direzione opposta al risanamento morale, in quanto è proprio dalla finta democrazia dei partiti che nasce la corruzione e  dagli esempi della casta si trae l’idea del predominio, a tutti i livelli,  dell’intrallazzo, mentre ed è imbecille chi lo contrasta.

Ormai si tratta di una malattia endemica, che nessuna riforma scritta dai partiti  potrà mai attuare, sia nel nome della Costituzione o dello Stato di diritto.

E allora,  cosa c’è da aspettarsi dalla prossima consultazione eletterale?

Se vince il sì, si sarà data una riverniciatura di facciata, non migliorativa né l’aspetto né della sostanza delle nostre istituzioni le quali, fra l’altro, grazie al senato modificato nella composizione e nella nomina dei suoi membri, sarà sempre più preda delle camarille locali e degli impulsi particolaristici, con veti e ricatti incrociati per la difesa di clientele e voti di scanbio. (altro…)

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Intellettuali e potere

agosto 29, 2007

Non voglio addentrarmi in una disamina esauriente dell’argomento, già affrontato da Gramsci e Benda, da punti di vista diametralmente opposti. Mi limito quindi ad una breve notazione, a margine di  alcuni concetti espressi da Giordano Bruno Guerri e da Paolo Granzotto, tanto per mettere a fuoco il tema centrale della libertà intellettuale nei confronti della partitocrazia.
Per chi non voglia essere organico al “Principe” (abbandonerei la distinzione desueta tra destra e sinistra…)ci sarà sempre una fondamentale difficoltà nei rapporti con i partiti, in quanto l’intellettuale o l’uomo di cultura “libero” svolge la naturale funzione di “critico del potere” ed è per tale motivo malamente tollerato dalla “politica politicante”, che lo vede come un rompiscatole od un ostacolo per la propria supremazia e cerca pertanto di metterlo sistematicamente fuori gioco.
Peraltro, se i partiti, drammaticamente contrapposti oggi alla società civile, non raccoglieranno la sfida proposta dal cittadino comune, aprendosi alle istanze rappresentate proprio dagli spiriti lucidi ed indipendenti, non asserviti a cosche o camarille, vedranno aumentare la restrizione dei propri spazi, tutto vantaggio dell’antipolitica. La palla passa in mano a chi vuole effettivamente promuovere il rinnovamento sociale e non bada soltanto a raccattare voti con espedienti, più o meno appariscenti, di semplice maquillàge o chirurgia estetica.

Breve riflessione sul potere

agosto 25, 2007

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

 

Quel che noi festeggiamo a metà di agosto, nacque al tempo dei Romani e quindi non abbiamo inventato nulla.

Favorito dal clima umido e da una pioggerellina pre-festiva, mi domando se tutto, ma proprio tutto, sotto altre spoglie, tenendo conto del procedere dei secoli, del progresso della scienza e dell’economia, non muti, sostanzialmente,  nella vita dell’umanità, nell’organizzazione sociale e nella ricerca della libertà, o della saggezza o della temibile verità.

Ci vogliono intelletti lucidi e coraggiosi, perfino cinici, a dirci, di tanto in tanto, come stanno effettivamente le cose.

Ma chi ascolta personaggi di questo genere e quel che affermano serve a qualcosa?

 

Temo di no.

 

Ho la netta sensazione che i filosofi antichi o i poeti, gli scrittori o gli artisti, insomma il ceto che meglio sa interpretare la realtà, almeno secondo una convinzione consolidata, abbia sempre contato poco, anche nei confronti del potere, quello vero, e nei riguardi della comunità. 

 

Costantemente nel tempo, una sparuta minoranza ha sempre esercito lo spirito critico e pochi, sistematicamente, ne hanno condiviso i princìpi e il loro perseguimento, nel corso della storia della società.

L’universo pullula di minoranze, vecchie e nuove, e la struttura degl’imperi e delle nazioni, delle città e degl’organismi, che le reggono, mutatis mutandis, è sempre quella.

 

Ed i cittadini devono adeguarsi.

Fortuna sarebbe se le élites fossero formate dagli uomini migliori, dagli aristocratici di aristotelica memoria, ma è poco probabile che queste opportunità favorevoli arridano in democrazie, dominate dal denaro, come accade, nonostante i proclami e le apparenze, anche nella nostra.

Vittorio Feltri, in un recente articolo, ha reso un impareggiabile servizio alla verità, facendo chiarezza sulla cosiddetta libertà di stampa, che da noi e negli altri paesi dovrebbe essere, ma non è, il presidio di tutte le virtù civiche e democratiche.

In realtà, nella storia d’Italia, dal mitico Corriere di Albertini fino alla corazzata Repubblica di Mauro, sono i gruppi imprenditoriali a foraggiare la stampa e a mantenerla in vita, per condizionare a proprio vantaggio la politica.

Se, da coerente capitalista, voglio ottenere più soldi per me e le mie imprese, compro un giornale, scelgo un buon direttore e mobilito le energie intelligenti, per raggiungere, con la classe politica del momento,gli strumenti più adeguati allo scopo.

Albertini con il Corriere erano stati coltivati dalla Famiglia Agnelli ed altri industriali, per venire a patti con Mussolini ed il Fascismo.

 

L’avvento di Veltroni, sostenuto da Repubblica, sta a cuore a De Benedetti per meglio sostenere le proprie iniziative economiche.

 

Il resto è favola. 

 

Né ideali, né palingenesi, né rinnovamenti del costume e della politica: solo una lotta per il potere.

Sicché anche i giornali sono partiti, muovono il pubblico dei lettori per fini che sfuggono alla maggioranza.

 

 Altrettanto dicasi per gli altri mass-media, non escludendo il web.

Rassegnamoci.