Archive for the ‘Senza Categoria’ category

La Libia? Un pastrocchio

marzo 9, 2011

Il nostro ministro dell’interno, da quando sono cominciate le rivolte in Africa non è più lui.

Era convinto di aver sistemato tutto con la legge sull’immigrazione clandestina, facendo finta d’ignorare che vi erano problemi per le popolazioni sotto le varie dittature e che il problema di asili non esistesse.

Ora che la bomba gli è scoppiata nelle mani, mentre affannosamente cercava di confinare gli esiliati politici dai vari centri di accoglienza sparsi in Italia nel villaggio siciliano di Mineo, in modo da non poter più legare al nord la loro gestione, si ritrova invaso da migliaia di progughi e non sa da che parte girarsi per il rifiuto dei paese europei di condividere il fenomeno.

E allora che fa?

Se la prende con l’America.

Dice minacciosamente ad Obama di stare calmo e guai a parlare di sconfinamenti nei cieli o di missioni militari, per evitare il genocidio. E non si rende conto di sfiorare il ridicolo.

A lui interessa la lega ed è già tanto che si sia spostato al sud, per vedere la situazione nei luoghi sensibili, per dovere d’immagine e la notte non dorme al pensiero che l’orda magrebina possa invadere la padania compromettendo la campagna elettorale di Bossi con la conquista del federalismo fiscale. Chi può fronteggiare questa massa umana? Quasi quasi è meglio che vinca il raìs.

No sa letteralmente che pesci prendere anche perché il ministro degli esteri esterna concetti opposti ai suoi caldeggiando interventi in favore dei ribelli.

Un bel pastrocchio governativo, non c’è che dire.

Attenzione

febbraio 27, 2009

Chi frequenta Facebook è gravemente esposto ai più seri problemi di salute:http://orientalia4all.net/post/i-social-network-nuocciono-gravemente-alla-salute.

Ci riferiamo oltre che al maggiore network, anche a tutti gli altri presenti sul mercato, ovviamente, anche se per il favore di cui gode FB, il numero e la qualità degl’iscritti, una buona parte dei quali appartiene a classi d’istruzione elevata e ai ceti dirigenti della società, esso rappresenta il veicolo più importante di contaminazione.

Non pensiamo però che i pericoli siano rappresentati da ictus e altre malattie legate piuttosto allo stile di vita perseguito da ciascuno dei membri, quanto piuttosto dalle manie ossessivo- compulsive, connesse all’uso smodato degli strumenti di conoscenza e relazione, che il sito mette a disposizione.

In effetti, se ci si fa caso, in esso sono compresenti tutte le possibilità di comunicazione.

Dal blog alla chat, ai gruppi di fan o spontanei, dalla politica al giornalismo, alla letteratura, ai film, alla musica, e via dicendo (chi più ne ha, più ne metta).

FB assomiglia moltissimo al grande fratello orwelliano: i dati vengono immagazzinati ad una velocità supersonica, la privacy vacilla, ed i controlli si sentono come il fiato sul collo (alcuni, peraltro, sono indispensabili, per impedire che il caos prevalga su tutti).

La possibilità, illusoria, di far parte di comunità globali o globalizzate rende dipendenti psicologicamente.

Se si sta troppo dietro alle infinite lusinghe telematiche in esso contenute, ci si accorge di essere in trappola: il web ci avvolge, blandisce, stuzzica, solletica il narcisisismo ed il presenzialismo, nonché la presunzione di poter dire la propria su su ogni argomenro e sul prossimo, anche violando i limiti del buon gusto e della discrezione, e, quindi, il rispetto della persona. In mezzo al cicaleccio instancabile, il nostro io può perdere il senso della realtà, credendo di vivere una vita vera ed autonoma, da cui le insidie del quotidiano sono state eliminate.

Un mondo ovattato che attenua tutti sensi. Un universo artificiale nel quale disperdere la nostra personalità. Per questo sarebbe utile che le conoscenze virtuali si tramutassero in relazioni, personali o di gruppo, effettive. E’ l’unico modo per non inebetire, come già accade con televisione e droghe.e22gmcafg0yzlcakc2hoxca7va863cam7up46caqipx8ucaqje5qbcaow4j9ncasfckh2caqfxmuhcaq3bv3qcatxl3s3ca73jxvccavthlmicaw6h4f6cap8r5kjcabwoyaoca32rt8vcakiipow2

Invito alla lettura di Simone Weil

gennaio 10, 2009

Forse avete già letto qualcosa di Simone Weil. Se non l’avete fatto, ve ne consiglio la lettura. Adelphi offre un catalogo completo delle sue opere, che in rapporto alla sua breve vita sono un vero e proprio prodigio del suo genio. A me piace soprattutto ricordare “La Grecia e le intuizioni precristiane” e “L’amore di Dio”con un’introduzione di Augusto del Noce su “S. Weil testimone del nostro tempo”.

Se penso alle tante “femmes savantes”del nostro tempo, non posso fare a meno di notare la differente statura intellettuale e culturale di questa giovane donna, febbricitante di passione per la mistica e per le fonti della civiltà occidentale, scomparsa prematuramente, ma stella splendente per l’eternità, nel cielo dei talenti di primaria grandezza.

Nelle sue “Lezioni di filosofia”, che sto leggendo, ci sono indicazioni succinte, ma acute, sui concetti fondamentali e sulle conquiste del pensiero da parte dei grandi pensatori dell’umanità ascritti all’ Occidente.

Molto perspicue le considerazioni sulla conoscenza di sé, attorno a cui, fin dai tempi di Socrate, ognuno di noi s’interroga.

E’ semplicemente strabiliante come quest’autrice riesca cogliere l’essenza delle cose, attraverso una logica stringente ed una profonda analisi dell’anima del mondo, con un excursus affascinante e coinvolgente.

Buona lettura a chi voglia approfondire la sua scienza.

simone1

Borges e l’amicizia

settembre 20, 2008

“L’amicizia”

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita.

 Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te. Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro.

Però quando serve starò vicino a te.

 Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.

 La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei.

 Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

 Non giudico le decisioni che prendi nella vita.

 Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.

 Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,

Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.

 Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,

 Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.

 Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere.

 Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.

In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu…

 Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista. Non sei ne il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista.

 Basta che mi vuoi come amica.

 NON SONO GRAN COSA, PERO’ SONO TUTTO QUELLO CHE POSSO ESSERE .

(Jorges Luis Borges)

 *****

Pur essendo un ammiratore di Borges, non conoscevo questo testo, scoperto grazie ad un blog di pregio, che mi suggerisce qualche considerazione malinconica. Quante volte siamo stati amici ed abbiamo avuto amicizie vere, seguendo i criteri indicati dal grande poeta argentino? Penso, e sono ottimista, molto poche. Virtuali o no, ha scarsa importanza, ma le relazioni amichevoli, poiché sono estremamente importanti, sono per ciò stesso rare, senza parlare di quelle fra uomo e donna, le quali, giocoforza, a causa del sesso, sono difficilissime da realizzarsi, benché non siano impossibili o inesistenti. Nel brano pubblicato si fa riferimento all’amica ed io vorrei avere delle amiche in senso stretto più di quante per mia fortuna ne abbia, atteso il profondo apprezzamento che nutro verso il genere femminile e le sue ineguagliabili qualità. In passato non mi è capitato spesso, ma, sono tuttora legato a donne conosciute casualmente e rivelatesi delle eccellenti persone, per carattere e sensibilità e ad ex compagne di studi, che stimo senza riserve e sulle quali, come suo dirsi, posso sempre contare. Un po’ meno mi pare di poter dire di ex partner, con le quali mi sarebbe piaciuto intrattenere rapporti affettivi evoluti, al termine della vicenda sentimentale, che invece, forse inevitabilmente, tendevano a distaccarsi in maniera netta e ad allontanarsi definitivamente dalla mia vita. Oggi, alla lettura di Borges, temo che un tal genere di amicizia, post-amorosa, sia soltanto un’illusione. Il nobile sentimento che evoca non può confondersi con sotterranee continuate pretese di possesso dell’altro o con le mere convenienze sociali ovvero con l’opportunismo e la coltivazione d’interessi pratici, per i quali fa comodo mantenere un “amico”, sfruttando la sua ingenua disponibilità, che priva la formale qualificazione di autentici contributi sostanziali, corrispondenti ad un’effettiva compartecipazione alla sua vita. E’probabile che sia inevitabile la dispersione di un patrimonio di sentimenti ed emozioni accumulato nelle tempo in circostanze diverse e pertanto sia assai problematica l’aspirazione a conservare intatta quella parte di affetto reciproco per costruire una valida e sincera amicizia. Lo spirito competitivo, il senso di rivalsa, l’amarezza per la fine di un amore o di qualcosa che gli assomigliava, sono ostacoli spesso insormontabili al conseguimento di un risultato positivo.

 

 

Ergo sum

settembre 20, 2008

cascataNon so se succeda ad altri, ma ho notato come l’estate sia volata via perdendosi in un lampo d’autunno. La  nuova stagione è alle porte, tra piogge torrenziali degne sei tropici e cieli grigi, bucati rapidamente da raggi di sole indomito, ma sempre più mite.

 

La temperatura più bassa e l’umidità favoriscono gli starnuti e le piccole fastidiose  influenze, mentre settembre si dilegua.

 

Insomma il tempo è rotolante: non si fa tutto quello che si deve, perché le ore sono piccole e, sebbene si cerchi di privilegiare qualche attività più proficua, la giornata è divorata dalla notte.

 

Che sta succedendo?

 

Semplice.

 

E’ come scivolare, sulle rapide di una cascata sconosciuta, dentro una canoa: non  si sa dove si arriva, né quando, né se ci sarà uno specchio d’acqua tranquillo ad attenderci e poter sostare in un po’di quiete, come l’animo, inconsapevolmente, anela, da sempre.

 

Intanto, la vita scorre velocemente e si pensa, un po’ ingenuamente, ergo sum

Tucci ed il Buddhismo

settembre 2, 2008

Una volta era privilegio di pochi definirsi buddhisti. Una certa ritrosia condizionava la scelta di dichiararsi di una religione diversa dalla cattolica, anche tra le personalità di rango.

Oggi c’è per fortuna maggiore libertà di culto e non culto.

In compenso è aumentata la confusione.

Quando uno studioso come Tucci (stando a quanto riferiscono i suoi allievi) affermava di essere diventato buddhista per seguirne la dottrina etica, in quanto, in questo modo, era tutto “più semplice e si sentiva più libero”, in realtà non indicava una via spirituale, una speculazione profonda del pensiero, ma un’opzione tra le varie morali.

Ora, da un personaggio di tale levatura, che ha fatto conoscere in Occidente, fra l’altro, il Tibet ed il suo spirito religioso, conducendo ricerche benemerite e dirigendo l’Istituto per L’Asia e l’Africa, uno strumento di collaborazione ed amicizia, oltre che di affinamento di conoscenze culturali tra l’Italia e l’Oriente, ci si sarebbe aspettato di più nei riguardi di lettori ed ammiratori, i quali, conservando ampia libertà di condividere idee, giudizi, valutazioni, si attendono peraltro contributi di valore scientifico, più che la descrizione di episodi legati ad esperienze personali, da mantenere, più correttamente, in un ambito riservato, in quanto nulla aggiungono al patrimonio intellettuale ereditato dal Maestro.

Ma tant’é.

Non bisognerebbe confondere la vita privata con quella pubblica, proprio per non dare adito ad equivoci, ambiguità, distorsioni.

Ed invece spesso s’intersecano i due aspetti e si dà luogo ad un quadro non propriamente compiuto del soggetto, né dei risultati acquisiti dalla sua operosa attività, con il rischio di sminuirne il valore e l’immagine per rendere noti piccoli eventi, cronachette di scarso rilievo
o aneddoti comunque legati ad aspetti particolari della sua vita e personalità, più adatti a chiacchiericci da salotto che non a panorami estesi o alte vette di montagna, cioè i luoghi preferiti dell’autore.

Ancora oggi, c’à chi interpreta il buddhismo come una raccolta di norme comportamentali, sostanzialmente svincolato da una visione religiosa e chi lo vive come ideale mistico.

Senza considerare che per molti seguaci occidentali è una sorta di via consolataria ai mali delle società progredite economicamente od anche un’attrattiva intellettuale o perfino una moda.

Non penso, comunque, per chiunque segua, con intima convinzione, le regole del buddhismo, anche soltanto come insegnamento morale, sia senza ostacoli e difficoltà applicarne i precetti.

La semplicità in questo campo non esiste.

Il talento di Woody

giugno 17, 2008

Il recente film del regista americano Woody Allen, dal suggestivo titolo “Match Point”, rappresenta il culmine di un’evoluzione artistica, che ha visto il passaggio da tematiche intrise di drammatico pessimismo, temperato o nobilitato da un raffinato sense of humour, alla pura e semplice esaltazione del cinismo.

E’ il senso di una lucida disperazione quello che accompagna il cammino di questo talento della macchina da presa, nei cui sguardi si concentra tutto la pena, il sarcasmo, l’aporìa ed il dolore del popolo ebraico.

Basta vederlo mentre suona il clarinetto con aria smarrita, per capire che si tratta di un uomo, tormentato fin dalla nascita potrebbe dirsi, dal dilemma della fede, che attanaglia tutti i membri della sua comunità nell’arco millenario della propria storia.
Uomini condannati a vagare per il mondo come sappiamo, in preda ad un senso di colpa inestirpabile, lacerati tra la speranza del messia e il dubbio nichilista di un’esistenza affidata al caso e alla fortuna… (non quella machiavellica in cui c’è uno spazio riservato al valore del singolo nel determinare in parte almeno gli eventi ed il corso degli avvenimenti storici, ma quella raffigurata nell’immagine della dea bendata, che elargisce i propri doni a chiunque, perfino a chi non li merita).

Il film è dedicato alla casualità considerata ormai l’unica regolatrice della nostra vita.

Il protagonista che aspira, manco a dirlo, ad un’esistenza da ricco a qualsiasi costo, si abbandona alla passione, ma non sa controllarla e tra il sentimento d’amore e l’agiatezza di un matrimonio d’interesse, sceglie quest’ultimo, commettendo un duplice omicidio per liberarsi dell’amante scomoda perché, incinta, vorrebbe il riconoscimento di un legame autentico, a dispetto dell’ipocrisia e del compromesso.

In questa storia si capovolgono tutti i tradizionali parametri del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto e di quella che un tempo si definiva la”nemesi”.

Come a dire che finalmente sappiamo tutta la verità del mondo com’è e come è sempre stato: una foresta selvaggia, dove può capitare che il “fato” arcaico sia coerente con i fini malvagi dell’uomo, fino al punto di dire che l’audacia nel commettere un delitto è premiata con l’impunità e addirittura con una vita serena, non turbata da alcuna coscienza, perché questa non esiste od è addomesticabile a proprio piacimento.
Questa l’idea cardine attorno alla quale ruota la storia cinematografica, povera di colpi di scena, ma ricca d’insegnamenti rovesciati.

Woody Allen non ride più sarcasticamente né satiricamente dei suoi protagonisti, li comprende e li esalta, alla fine, come la testimonianza del nulla che ci circonda.

Qui consiste il suo talento: svela una realtà diffusa e ineluttabile.

Basta guardarsi attorno e osservare il vicino di casa o l’interlocutore occasionale, per rendersi conto di quanto sia banale la chiave di lettura del mondo circostante: vivi qui e subito coltivando con ipocrisia il tuo arbitrio con il disprezzo o l’indifferenza per il prossimo:la vita è una roulette. almeno in buona parte della società occidentale avanzata.