Partitocrazia e Referendum

Partitocrazia

Mi chiedo se le cose siano cambiate in Italia dall’uscita del libro di Mario Guarino e mi pare di poter rispondere negativamente e pessimisticamente.

Con ogni probabilità, la situazione è andata precipitando sempre di più.

Ora, in uno stato moderno. dovrebbe essere prima preoccupazione di chi governa, limitare, almeno, ruberie ed intrallazzi, ma il busillis sta proprio in questo: la partitocrazia, e il regime che ne deriva, vanno in una direzione opposta al risanamento morale, in quanto è proprio dalla finta democrazia dei partiti che nasce la corruzione e  dagli esempi della casta si trae l’idea del predominio, a tutti i livelli,  dell’intrallazzo, mentre ed è imbecille chi lo contrasta.

Ormai si tratta di una malattia endemica, che nessuna riforma scritta dai partiti  potrà mai attuare, sia nel nome della Costituzione o dello Stato di diritto.

E allora,  cosa c’è da aspettarsi dalla prossima consultazione eletterale?

Se vince il sì, si sarà data una riverniciatura di facciata, non migliorativa né l’aspetto né della sostanza delle nostre istituzioni le quali, fra l’altro, grazie al senato modificato nella composizione e nella nomina dei suoi membri, sarà sempre più preda delle camarille locali e degli impulsi particolaristici, con veti e ricatti incrociati per la difesa di clientele e voti di scanbio.

Se vince il no, continuerà, da una parte, l’immobilismo della classe dirigente  al potere la quale  tenterà,  con espedienti e palliativi di varia natura di mantenere la poltrona il più a lungo possibile e prospettive poco brillanti nel far fronte all’aggravarsi della crisi sociale, nonostante vaghi, vaghissimi segnali di ripresa.

Nel bel mezzo di queste contese fra partitanti, c’è un popolo stremato da diatribe inutili e immerso nel degrado generale, peraltro in espansione come una macchia d’olio.

Se si vede il volto della capitale morale d’Italia, si ha la fotografia dello sfacelo generale.

I militari nelle strade di Milano assomigliano a quelli delle città del sud al tempo della cosiddetta lotta alla mafia, dislocati cioè a difendere presidi sensibili, possibili attentati e delitti.

Qui si deve fronteggiare, oggi, l’immigrazione indisciplinata fatalmente composta  da torme di disperati fuorilegge e gente assetata di denaro o di una qualsivoglia sistemazione per la propria la sopravvivenza, in danno di chiunque ostacoli i loro propositi. 

E’ uno spettacolo assolutamente deprimente, una finestra aperta sulla reale situazione del nostro paese, sconnesso da qualsiasi punto di riferimento, in balìa degli eventi e in mano a nocchieri avvinazzati dal potere e dall’avidità.

Un’imbarbarimento progressivo, da cui sembra impossibile salvarsi.

 

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